19 febbraio 2020

Vittorio Veneto

Papa Francesco e i suoi predecessori, secondo Fabio Zavattaro

ospite dell'Azione Cattolica diocesana

Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti |

Papa Francesco e i suoi predecessori, secondo Fabio Zavattaro

VITTORIO VENETO - Lunedì 12 nell'Aula Magna del Seminario Vescovile, l' Azione Cattolica diocesana ha avviato il primo dei due incontri, riservato agli associati, riguardante la comunicazione "I media per un'autentica cultura dell'incontro".

E' stata la prima uscita pubblica della nuova Presidente, la signora Emanuela Baccichetto ( in foto al centro con Zavattaro alla sua destra e Michele Nadal, vice-presidente A.C. degli adulti, conduttore dell'incontro).

Il tema accattivante e l'autorevolezza del relatore, il vaticanista del TG1, il dr. Fabio Zavattaro, hanno creato un mix di interesse e partecipazione da parte di moltissimi giovani.

Il relatore si è mosso ad ampio spettro sui vari temi proposti, raccontando anche notizie interessanti, a cui ha potuto partecipare.

Ovviamente lo spazio maggiore è stato dedicato a Papa Francesco, alla sua attenzione alla "periferia", ricordando le sue prime uscite dal chiaro intento emblematico, all'ultima parrocchia della diocesi di Roma, a Lampedusa per sollecitare l'integrazione e al viaggio in Brasile, avendo come chiodo fisso l'esigenza di farsi carico, come il Samaritano, di "recuperare un certo senso di calma e lentezza per cogliere la pienezza" del tempo che ci è dato.

Ha preso spunto da diversi passaggi, attingendo dal messaggio per la giornata della comunicazione.

Ha poi tracciato con pennellate la fotografia di due Papi Santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II e di Papa Luciani e Papa Benedetto XVI.

Questa l'intervista in esclusiva che ci ha rilasciato.

1) quali sono le modifiche più vistose in merito al tema dell'integrazione, apportate durante il nuovo pontificato di Papa Francesco?

R. Direi che con Papa Francesco il tema dell'integrazione è affrontato in modo diretto, non solo a parole, ma appunto con gesti che non lasciano spazio a interpretazioni terze. Quando il Papa parla di andare alle periferie dell'esistenza non fa altro che dire concretamente che è lì che bisogna essere accanto all'uomo e alla donna che cercano di costruire un futuro diverso lontano da violenze, guerre, povertà. Francesco guarda all'altro nella sua totalità di uomo e donna senza distinzioni di cultura, razza, religione. Ed è in questo modo che Francesco costruisce, e chiede di realizzare, uno stile nuovo del comunicare anche questo aspetto dell'integrazione. Andare alle periferie dell'esistenza, per Francesco, significa aprirsi all'altro, accoglierlo nella sua diversità che diventa conoscenza, arricchimento per la comunità. Significa andare incontro per costruire assieme un futuro migliore. Ed è questo che chiede di comunicare: l'apertura all'altro, il non aver paura di costruire una società dell'integrazione e della solidarietà.

2) Durante il grande raduno della scuola italiana con il Papa, per motivi intrinseci non poteva non toccare l'argomento: ha colto qualche elemento sottolineato con maggiore interesse?

Anche in questa occasione si coglie una diversità nel comunicare l'attenzione per la scuola. Non c'è in Francesco alcuna rivendicazione di parte, alcuna richiesta specifica se non un amore per la scuola tutta, per il cammino educativo che nella scuola si compie a sostegno della società e per una crescita della comunità. Francesco non rivendica meriti, non chiede favori, ma parla di come una società per crescere ha bisogno dell'impegno di tutti e della capacità culturale di coloro che saranno gli adulti di domani. E chiede, questo si, rispetto per il ruolo educativo della scuola paritaria.

3) I media di area cattolica incidono in modo adeguato nel panorama dei media nazionali?

No, i media cattolici non incidono in modo adeguato nel panorama della comunicazione. E, per alcuni versi, non potrebbe essere diversamente. Innanzitutto perché ci sono costi alti nella realizzazione del prodotto comunicazione, soprattutto se si pensa alla televisione. E poi perché anche la dove ci sono le volontà manca, spesso, una capacità di fare rete, di essere insieme nella realizzazione del messaggio. Infine troppo spesso l'unico messaggio che si cerca di trasmettere, cioè ciò che la comunità cristiana desidera ascoltare dal media cattolico, arriva tardi soffocato da tante altre letture che rendono impossibile farne arrivare correttamente il contenuto.

4) Il grillismo, come fenomeno degli ultimi tempi come si rapporta sulla tematica dell'integrazione?

Credo che il grillismo viva di una sua autonomia legata a un messaggio di protesta, una sorta di rifiuto di tutto ciò che i partiti tradizionali rappresentano. Non che questi non abbiano delle colpe che giustificano una sorta di presa di distanza: e i recenti fatti di cronaca che hanno riportato in primo piano la vicenda di venti anni fa, parlo di tangentopoli, lo evidenziano più che mai. Ma credo ancora che la politica sia come diceva Papa Paolo VI la più alta forma di carità e dunque di attenzione al bene comune.

5) L' Azione Cattolica: gli strumenti di comunicazione nei confronti degli associati non sembrano molto efficaci, sviluppano tematiche troppo "teoriche". E' una percezione corretta?

L'Azione cattolica come associazione di laici impegnati, vive del lavoro dei propri aderenti, della capacità comunicativa dei soci. In un certo senso come i media cattolici vivono le difficoltà di un comunicare nel tempo della globalizzazione, così l'Ac si trova a rincorrere, se mi si passa il termine, ciò che il mondo dei media propone, non per scimmiottarlo assolutamente, ma per essere pronto nelle risposte e nei commenti. E non sempre è facile raggiungere tempestivamente tutti gli aderenti. Un modo per essere vicino a tutte le realtà associative sicuramente è il sito aggiornato tempestivamente e quotidianamente. Ma forse da solo non basta. Potenziare Segno? Potrebbe essere una soluzione ma i costi? E poi tematiche troppo teoriche? Anche qui, credo che sia importante il contributo che viene dalle realtà locali, dalla base, come si dice. Manca questo dialogo, questa capacità di confronto e di stimolo: un giornale esiste ed è forte se costante e costruttivo e' il dialogo con i suoi lettori. Diversità anni fa sono stato anche direttore di Segno nel mondo, come si chiamava allora, e ho cercato di avviare un dialogo con i lettori attraverso le lettere, le richieste di suggerimenti per temi e approfondimenti.

Il prossimo appuntamento dell'A.C. diocesana è fissato per lunedì 19 maggio alle ore 20.30 nell' Aula Magna del Seminario sul tema: "Oltre il "contatto"... la relazione?", tavola rotonda con Alberto Cantone, Riccardo Carlon e Paola Stefanelli, moderati da Fanny Mion.

pietro.panzarino@oggitreviso.it

 

 



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