Tracce di Dna maschile ignoto: svolta sul caso Resinovich
Le analisi sui reperti disposte dal giudice rivelano la presenza di profili genetici nuovi e l'assenza di terra del bosco sulle suole delle scarpe
| Redazione OT |
TRIESTE - I periti incaricati dalla giudice per le indagini preliminari hanno depositato le risultanze degli accertamenti scientifici sulla morte di Liliana Resinovich. Gli esami condotti dagli esperti hanno individuato un profilo genetico maschile ignoto sui pantaloni della donna e su uno dei sacchi di plastica che avvolgevano la salma. Ulteriori tracce biologiche sono emerse sugli indumenti, sulla borsa, sull'orologio e sulla bottiglietta trovata accanto al corpo. La discussione in aula è fissata per la giornata del 30 ottobre.
Le calzature
Le analisi condotte sulle suole delle scarpe indossate dalla vittima non hanno rilevato la presenza di terra riconducibile al bosco dell'ex Ospedale psichiatrico. Il luogo dove l'organismo fu rinvenuto il 5 gennaio 2022 non presenta quindi corrispondenze dirette con le calzature. I tecnici hanno evidenziato la presenza di residui di zirconio sotto la pianta delle calzature. Il confronto con il materiale presente nel laboratorio di affilatura del marito della donna non fornisce tuttavia elementi di prova scientifica a supporto di un contatto diretto tra le scarpe e l'officina.
I reperti
Gli approfondimenti balistici e chimici sul cordino stretto attorno al collo della donna indicano due diversi tipi di taglio all'estremità. L'esame mostra una recisione effettuata con una lama singola e una seconda incisione prodotta da un paio di forbici. Lo spago presente nella borsa contiene due profili genetici complessi appartenenti a un uomo non identificato. Tra le 12 formazioni pilifere analizzate sui vari oggetti della vittima, 11 appartengono alla donna e una risulta di origine maschile.
I contatti
I consulenti tecnici della Procura hanno accertato un contatto diretto tra la giacca del marito e il giubbotto della moglie. Le analisi di laboratorio escludono invece qualsiasi contaminazione da parte del medico legale intervenuto nella prima fase delle indagini. I legali della famiglia della vittima sostengono che i dati scientifici confermano il trasferimento del corpo nel luogo del ritrovamento solo in un momento successivo al decesso.
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