15 gennaio 2021

Treviso

Trevigiani bloccati nei loro comuni a Natale, i ristoratori: "Pensiamo di non aprire e fare solo l'asporto"

Raffica di disdette per i pranzi di Natale e Santo Stefano da parte dei trevigiani che avevano scelto un ristorante fuori comune

| Isabella Loschi |

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ristorante natale

TREVISO - A Natale, Santo Stefano e primo gennaio vietato uscire dal proprio Comune. La frase pronunciata giovedì sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per illustrare le misure previste del Dpcm è arrivata come un mazzata, l’ennesima, per i ristoratori trevigiani che confidavano sul Natale per risollevare le sorti di questo ultimo mese dell’anno.

“Un grosso colpo per noi ristoratori - ammette sconfortata Dania Sartorato, presidente della Fipe Confcommercio e ristoratrice. “Queste nuove misure hanno messo a tappeto il morale della categoria che ancora una volta è tra quelle più penalizzate. Da ieri le telefonate ricevute sono tutte di disdetta delle prenotazioni per i pranzi di Natale e Santo Stefano che avevamo raccolto nell’ultimo periodo e per molti locali rappresentavano uno spiraglio di speranza e forza per andare avanti”.

Sartorato spiega che nelle ultime settimane tanti ristoranti della Marca avevano iniziato ad avere l’agenda piena di prenotazioni per le festività natalizie. “Parliamo di prenotazioni che arrivavano a coprire il 70% dei posti del locale e mancavano ancora venti giorni al Natale. Da ieri è cambiato tutto”. I tanti trevigiani che avevano deciso di andare a pranzo fuori hanno cominciato a disdire le prenotazioni proprio perché il ristorante scelto non si trova all’interno del proprio comune di residenza. Ed ora l’ipotesi che avanza tra i ristoratori è quella di tenere chiuso comunque a Natale.

“Con il susseguirsi delle disdette dei clienti stiamo pensando di non aprire il 25 e 26 dicembre ma di fare solo l’asporto - spiega la presidente della Fipe - Considerano le numerose disdette che stanno arrivando e il personale che costa il doppio essendo una festività c’è il grosso rischio che siano più i costi che le entrate”.

 


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