Tre giovani caprioli curati dal Cras tornano liberi nei boschi del Cansiglio - Video
Primula, Ranuncolo e Trifoglio sono tornati alla vita selvatica
| Isabella Loschi |
CANSIGLIO – Primula, Ranuncolo e Trifoglio sono tornati alla vita selvatica. I tre giovani caprioli, recuperati nei mesi scorsi tra le province di Treviso e Belluno, sono stati liberati nei giorni scorsi nei boschi del Cansiglio dopo aver trascorso diversi mesi al Cras di Villiago, dove sono stati accuditi e fatti crescere seguendo un protocollo studiato per evitare l'imprinting con l'uomo.
Si tratta del primo importante risultato della nuova struttura per gli ungulati realizzata da Veneto Agricoltura all'interno del Centro Recupero Animali Selvatici di Villiago. Un progetto pensato proprio per consentire ai cuccioli recuperati di ricevere le cure necessarie senza sviluppare un'eccessiva familiarità con le persone. I tre caprioli erano arrivati nella struttura bellunese in primavera, grazie alla collaborazione tra i diversi Cras, le Polizie provinciali e i volontari impegnati nel recupero della fauna selvatica. Qui sono stati cresciuti insieme fino allo svezzamento, diventando quelli che i tecnici definiscono “fratelli adottivi”. “La storia di questi tre caprioli testimonia che il recupero della fauna selvatica non può essere improvvisato e che servono strutture adeguate", sottolinea il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner. “Il risultato che vediamo oggi è esattamente quello che deve essere l'obiettivo di un centro per il recupero della fauna: intervenire e poi restituire l'animale alla natura assecondando il suo corretto sviluppo comportamentale”.
Primula, recuperata in condizioni gravissime
La storia di Primula, femmina recuperata nel Trevigiano, è iniziata in condizioni particolarmente critiche. La piccola è stata trovata in grave stato di ipoglicemia e disidratazione, probabilmente perché la madre era deceduta o non era più in grado di raggiungerla. Non si nutriva da diverse ore ed era fortemente debilitata. È stato quindi necessario intervenire rapidamente con alimentazione e cure per superare la fase più delicata.
Proprio in quel momento, però, si presentava un'altra esigenza: garantire alla cucciola l'assistenza necessaria evitando che imparasse a riconoscere nell'uomo il proprio punto di riferimento. Per questo Primula è stata trasferita nella nuova struttura di Villiago, dove poteva essere alimentata e monitorata riducendo al minimo il contatto diretto con gli operatori.
Ranuncolo e l'errore dell'abbandono
Diversa la vicenda di Ranuncolo, maschio recuperato nel Trevigiano. Il piccolo era stato trovato da due cittadini immobile e nascosto nell'erba. Convinti che fosse stato abbandonato, lo avevano raccolto. In realtà, per i cuccioli di capriolo si tratta di un comportamento naturale: nei primi periodi di vita trascorrono molto tempo immobili e nascosti nella vegetazione, mentre la madre si allontana e torna periodicamente per nutrirli. Un intervento umano non necessario può quindi trasformarsi in un problema per l'animale. Il caso di Ranuncolo diventa così anche un richiamo a non raccogliere automaticamente un cucciolo apparentemente solo, senza prima verificare che sia effettivamente in difficoltà.
Trifoglio, arrivato invece dal Bellunese, ha completato il gruppo accolto a Villiago. La decisione di far crescere insieme i tre animali non è stata casuale. La presenza di altri giovani della stessa specie favorisce il riconoscimento intraspecifico e lo sviluppo dei comportamenti necessari alla vita selvatica. L'obiettivo è evitare che il capriolo associ la presenza dell'uomo all'alimentazione e alle cure, sviluppando imprinting o forme di abituazione.
Il nuovo “box ungulati” di Villiago è stato progettato proprio per ridurre al minimo il contatto visivo e diretto tra operatori e animali. La struttura comprende due aree di allevamento speculari, ciascuna dotata di box interno, recinto esterno e accesso alla sala di allattamento. Quest'ultima è suddivisa in due spazi, uno per gli operatori e uno per gli animali, separati da un divisorio con una finestra attraverso la quale vengono somministrati i pasti e monitorate le condizioni dei cuccioli.
“La particolarità di questo progetto è che abbiamo dovuto mettere in piedi una struttura nella quale l'uomo, paradossalmente, deve esserci senza farsi riconoscere”, spiega Caner. “Gli animali devono ricevere tutte le cure necessarie, ma senza associare quelle cure alla presenza umana”. La rete dei centri di recupero Il progetto di Villiago rientra nella strategia di Veneto Agricoltura per sviluppare una rete di Cras con competenze specifiche. Il Centro di Treviso accoglie anche rapaci provenienti dal territorio bellunese che necessitano di interventi di chirurgia ortopedica e riabilitazione, grazie alla presenza di strutture dedicate e alla collaborazione con una clinica veterinaria specializzata. A Villiago è stata invece sviluppata la specializzazione per i giovani ungulati, particolarmente delicati proprio per il rischio di imprinting.
La scelta del Cansiglio per la liberazione dei tre caprioli non è casuale. L'area naturale demaniale, gestita da Veneto Agricoltura e compresa tra le province di Belluno e Treviso, offre habitat adatti alla specie, che secondo i monitoraggi dell'Agenzia è presente e in crescita. Nell'area demaniale del Cansiglio è inoltre vietata l'attività venatoria. I tre caprioli, essendo stati recuperati quando erano ancora molto giovani, non risultano legati a uno specifico territorio di origine. La crescita insieme ha favorito la formazione del gruppo e il rilascio contemporaneo consentirà ai tre animali di rimanere uniti nella prima fase della loro vita libera, fino al raggiungimento dell'età riproduttiva.
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