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30 novembre 2021

Treviso

Pedemontana, il Pd contro Zaia: “Faccia chiarezza"

Il segretario provinciale Zorzi: "Chiediamo chiarezza sul destino di tutte quelle opere che potrebbero permettere a questa infrastruttura di avere un senso per le nostre comunità"

| Isabella Loschi |

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TREVISO - “Traffico, inquinamento e ulteriore spreco di suolo”. Queste le conseguenze negative che avrà la superstrada Pedemontana sulle comunità trevigiane collegate al progetto, secondo gli esponenti trevigiani del Pd che oggi, alla vigilia dell’apertura della tratta Malo-Valdastico, chiedono chiarezza a Zaia sulla viabilità complementare alla Pedemontana.

“Zaia ha segnato la sua vicenda politica con quest’opera – afferma Giovanni Zorzi, segretario provinciale Pd a Treviso -. Ora ascolti le richieste degli amministratori, coloro che poi saranno chiamati in prima persona a gestire i dividendi negativi di questo progetto faraonico. Chiediamo chiarezza sul destino di tutte quelle opere che potrebbero permettere a questa infrastruttura di avere un senso per le nostre comunità, pretendiamo che si dia seguito agli indispensabili interventi di mitigazione ambientale e si paghino fino all’ultimo centesimo gli indennizzi a tutti gli espropriati”. Per il Pd il timore è che l'opera rimanga in questo stato, calata con forza nel territorio veneto”.

“E’ necessario dare a cittadini e imprese certezze sul cronoprogramma di apertura dell’intera opera e rassicurazioni sulla viabilità complementare, ovvero costruire solo quella necessaria, sperimentando caselli ad infrastruttura leggera per consumare meno suolo e agevolare così il pagamento elettronico”, sottolinea Matteo Favero, responsabile ambiente e infrastrutture della segreteria provinciale Pd Treviso.

Per Andrea Zanoni, consigliere regionale del Pd, la Pedemontana “è un modello da prendere ad esempio su come non si deve mai fare un’opera pubblica”. "Mi riferisco alla mancanza di trasparenza sulla convenzione, al rischio di impresa spostato dal privato alla Regione, alla Via eseguita a pezzi e parzialmente, all’esborso da parte della Regione di oltre 12 miliardi in 39 anni, all’esborso della Regione di 300 milioni di euro non previsti e recuperati coi tagli trasversali al bilancio, alla mancanza dei fondi per tutte le opere complementari che sta mettendo in difficoltà i comuni ed infine ai troppi incidenti nei cantieri”.
Secondo Zanoni se non entreranno introiti nelle casse della regione, per i veneti questa sarà un’opera “che rischia di drenare centinaia di milioni di fondi pubblici, perché al privato è stata sciaguratamente assicurata un’entrata annuale definita e sicura”.

 


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