Monte Altare, 73 anni fa la croce illuminata che guarda Vittorio Veneto
Uno dei simboli più riconoscibili del paesaggio e dell’identità vittoriese
| Emanuela Da Ros |
VITTORIO VENETO - Il 27 settembre 1953, sul Monte Altare, veniva eretta una grande Croce destinata a diventare uno dei simboli più riconoscibili del paesaggio e dell’identità di Vittorio Veneto. A realizzarla furono i giovani dell’Azione Cattolica, in occasione del Congresso diocesano della Gioventù Cattolica, che richiamò in città circa 4 mila ragazzi.
Alta dieci metri e larga quattro, la Croce fu collocata su un’anticima dell’Antares, con le braccia aperte verso la città della Vittoria. Da allora, illuminata stabilmente da un riflettore, continua a stagliarsi nelle sere limpide sopra l’abitato, unendo valore religioso, memoria civile e forte richiamo paesaggistico.
Un’opera costruita dai giovani
La costruzione rappresentò un’impresa impegnativa, condotta con entusiasmo e spirito volontario. La grande struttura venne fissata su un plinto realizzato con conglomerato locale e cemento; acqua, materiali, impalcature e spezzoni di ferro furono portati in quota a spalla dai giovani dell’Azione Cattolica.
A rendere possibile il cantiere contribuì anche un vertiginoso sollevamento a fune dalla parete sud del monte. Un lavoro eseguito gratuitamente, con fatica e partecipazione, in un tempo nel quale iniziative di questo tipo sapevano mobilitare un’intera comunità attorno a un segno condiviso.
Come ricorda Michele Bastanzetti, tutto nacque da un’intuizione del cenedese Mario Casagrande, espressa in dialetto con immediatezza: «Se ’l Monte se ciama Altare com’ eo posibie che no l’ abie ’na Crose?». Se il monte si chiama Altare, come può non avere una Croce? Detto, fatto.
Ettore Marson donò il terreno; Elio Casagrande e Mario Pagano elaborarono il progetto; Marcello Mometti diresse i lavori. I costi dei materiali furono coperti grazie all’intervento di benefattori.

Il monumento e la memoria dei Caduti
Alla base della Croce, considerata anche monumento ai Caduti di tutte le guerre, vennero interrate zolle di terra provenienti dai fronti insanguinati del Piave e della Venezia Giulia. Un gesto dal significato profondo, capace di legare quel luogo alla memoria del sacrificio di tanti giovani e alla storia nazionale.
Ai piedi della struttura fu collocata una lapide, con un testo affidato a monsignor Antonio Sartori: «O figli d’Italia, in alto gli occhi al segno divino qui, dove la roccia è salda e il cielo azzurro è tempio (...). Dio renda alla patria tutto lo splendore delle antiche glorie nella pace dei secoli nuovi». Parole che suonano come un invito a guardare in alto, ma anche come un auspicio di pace e di rinnovamento. Un auspicio che, purtroppo, non può dirsi ancora pienamente realizzato.
Un segno che resiste nel tempo
Nel corso dei decenni la Croce ha dovuto affrontare l’azione del tempo e della ruggine, fino al restauro realizzato in occasione del Centenario della Vittoria. La sua presenza, tuttavia, non si è mai attenuata nell’immaginario cittadino.
«È luogo identitario per antonomasia, di grande e potente suggestione», sottolinea Bastanzetti. E basta osservare la Croce accendersi al tramonto, sospesa tra la roccia e il cielo, per comprendere perché continui a rappresentare un punto di riferimento per Vittorio Veneto: una memoria costruita con le mani dei giovani, custodita dalla comunità e visibile ogni sera dall’intera città.

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