Dopo 41 anni nel braccio della morte, scarcerato grazie al Dna
Condannato a morte nel 1985 per un omicidio, il 71enne ha sempre sostenuto di essere innocente
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STATI UNITI - È rimasto 41 anni nel braccio della morte, ma ora, a 71 anni, è stato rilasciato su cauzione dopo che una nuova analisi del Dna ha fatto emergere elementi incompatibili con la sua condanna. È la nuova svolta nel caso di Douglas Stewart Carter, condannato a morte nello Utah nel 1985 per l'omicidio di Eva Olesen. Carter ha sempre proclamato la propria innocenza. A condannarlo erano stati soprattutto una confessione, che l'uomo ha sostenuto per anni di essere stato costretto con la forza a firmare, e le dichiarazioni di due testimoni che affermavano di averlo sentito vantarsi dell'omicidio. Nessuna prova fisica, tuttavia, collegava direttamente Carter alla scena del crimine.
La condanna e le accuse contro gli investigatori
Olesen era la zia dell'allora capo della polizia locale. Nel corso degli anni sono emersi diversi elementi che hanno messo in discussione il processo che portò alla condanna di Carter. Già lo scorso anno la Corte Suprema dello Utah aveva disposto un nuovo processo, fissato per il 2027, citando diverse violazioni commesse dalla polizia e dai procuratori durante il procedimento originario. Tra gli elementi contestati c'è il comportamento tenuto nei confronti dei due testimoni dell'accusa. Secondo quanto emerso, i due sarebbero stati convinti a fornire le loro dichiarazioni attraverso regali, denaro e anche minacce di deportazione. Entrambi lo avrebbero ammesso quando furono rintracciati in Messico nel 2011. Gli avvocati di Carter hanno inoltre sostenuto che la polizia avesse trascurato alcune testimonianze relative a un uomo bianco visto mentre fuggiva dalla scena del crimine. Sarebbero state inoltre trascurate, secondo la difesa, prove che indicavano come possibile sospettato il marito della vittima.
La nuova prova del Dna
La svolta più recente è arrivata la scorsa settimana, quando i procuratori hanno reso noti i risultati di nuovi test genetici. Le analisi hanno escluso Carter come corrispondenza genetica rispetto al sangue trovato su una maniglia della scena del crimine e ad altro materiale biologico individuato sul coltello utilizzato per uccidere Olesen. Alla luce dei nuovi risultati, i procuratori hanno ritirato la richiesta di condanna a morte nei confronti di Carter. Hanno inoltre comunicato al giudice che, mentre prosegue la valutazione delle altre prove, è «necessario e giusto» consentire all'uomo di lasciare il carcere su cauzione. Per Carter, che per oltre quattro decenni ha continuato a sostenere di non essere responsabile dell'omicidio, si apre così una nuova fase giudiziaria. Il nuovo processo resta fissato per il 2027, mentre prosegue l'esame degli elementi raccolti nel caso.
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