Ascom Vittorio Veneto scrive a Meloni: “Lo Stato intervenga per salvare i negozi di vicinato”
La “proposta di civiltà” all’attenzione della premier
| claudia borsoi |
VITTORIO VENETO – Una “proposta di civiltà”: così la definisce Giuseppe Partata, presidente di Ascom Vittorio Veneto, che ha scritto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, proponendo un intervento dello Stato per aiutare e salvare i negozi di vicinato, le cui chiusure ormai sono all’ordine del giorno, ritenendoli un avamposto importante di socialità e di vita per borghi e centri storici, svolgendo infatti un importante servizio a favore della comunità, in particolare gli anziani, che va oltre la semplice attività di vendita.
A Vittorio Veneto resistono ancora solo un paio di “casoìn”. E la loro chiusura negli ultimi decenni ha comportamento un impoverimento del tessuto sociale, oltre che economico. «Nei piccoli centri e nei quartieri storici a rischio desertificazione, lo Stato – questa la proposta di Partata – deve stipendiare come dipendente pubblico, o sostenere con un analogo e strutturale contributo di sussistenza, chi sceglie di tenere aperta una bottega alimentare o di prima necessità. Di fronte a una crisi strutturale, i bonus temporanei non servono più. Serve un cambio di paradigma radicale, una visione politica coraggiosa che riconosca al commercio di vicinato una funzione di utilità sociale e pubblica al pari della scuola o della sanità. Se lo Stato investe risorse per garantire i servizi essenziali nei territori, deve comprendere che il fornaio, il fruttivendolo, ecc. sono infrastrutture sociali a tutti gli effetti. Questo “stipendio di prossimità” non sarebbe un assistenzialismo fine a sé stesso».
La concorrenza spietata e spesso deregolamentata dei colossi di internet e dell'e-commerce, oltre al dilagare dei supermercati periferici con le loro economie di scala, hanno fatto registrare una progressiva chiusura delle piccole attività di vicinato. «Se da un lato la digitalizzazione offre indubbie comodità, dall'altro l’e-commerce sta svuotando le nostre città, privandole della loro anima e, soprattutto, di presidi fondamentali per la cittadinanza – scrive Partata nella lettera indirizzata a Meloni -. Quando chiude una bottega, non si perde solo una partita IVA: si spegne una vetrina che illumina la strada, si perde un punto di sicurezza e si cancella un luogo di relazione umana. L'impatto più drammatico di questa "moria delle botteghe" ricade prevalentemente sulla popolazione anziana. Per un anziano, andare dal panettiere o dal macellaio non significa solo fare la spesa, ma anche mantenere l'autonomia, scambiare due parole, ricevere un controllo indiretto sul proprio stato di salute. Se cancelliamo la rete di prossimità, condanniamo la terza età all'isolamento e alla non-sussistenza». Da qui l’appello a Giorgia Meloni ad «ascoltare il grido d'allarme e a sperimentare soluzioni inedite. Dare un valore istituzionale al lavoro dei commercianti significa proteggere l'identità, l'economia e la dignità delle nostre comunità».























