07 ottobre 2026

Cronaca

Superstrada Pedemontana e nodo Pfas, Guarda alza la voce: «Stop all'avvelenamento del territorio»

L'eurodeputata di AVS interviene sui 3 milioni di metri cubi di terre sotto osservazione nel Vicentino e sollecita massima trasparenza alla Regione Veneto

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Cristina Guarda

VENETO / STRASBURGO – L'impatto dei cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta e il diffuso rischio di contaminazione da Pfas tornano al centro del dibattito istituzionale con una presa di posizione netta a livello europeo. Sulla complessa vicenda giudiziaria che vede attualmente 18 persone coinvolte nel procedimento in corso con l'udienza preliminare a Vicenza, è intervenuta l'eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda. Al centro del contendere c'è la gestione dei materiali di scavo delle gallerie di Malo e Sant'Urbano, dove l'impiego di un accelerante contenente PFBA ha portato l'Arpav a ricostruire una mappatura che interessa circa 3 milioni di metri cubi di materiale distribuito in svariati siti del territorio vicentino. Un fenomeno monitorato da vicino dall'agenzia regionale per l'ambiente, che ha riscontrato la presenza della sostanza anche nell'acquifero locale. Il quadro tracciato dall'esponente ambientalista unisce le rilevazioni giudiziarie e ambientali ai risultati emersi sul piano sanitario, chiamando la giunta regionale a una risposta chiara e immediata di fronte ai cittadini e agli amministratori locali che da anni chiedono risposte.

«La Pedemontana non può diventare il simbolo di un modello di sviluppo che sacrifica acqua, suolo e salute. Oggi ci sono 18 persone coinvolte nel procedimento giudiziario sulla gestione dei PFAS nei cantieri dell'opera e milioni di metri cubi di terre di scavo sotto osservazione. Nel frattempo, il nostro studio europeo ci dice che il TFA è stato rilevato nel sangue del 100% dei partecipanti. Non possiamo continuare a distinguere tra PFAS “buoni” e PFAS “cattivi” ogni volta che c'è un interesse economico o industriale da proteggere», dichiara Cristina Guarda. L'eurodeputata pone quindi l'accento sulla gestione dei cantieri e sulle tempistiche di trasparenza verso i territori coinvolti, chiedendosi come sia stato possibile movimentare volumi così imponenti di materiale potenziale fonte di inquinamento prima che la popolazione ottenesse informazioni ufficiali.

«La domanda è semplice: quanto ancora devono sopportare i cittadini prima che la priorità diventi finalmente la loro salute? Parliamo di una vicenda che riguarda l'impiego di un accelerante contenente PFBA nelle gallerie di Malo e Sant'Urbano e il successivo trasferimento delle terre e rocce di scavo. ARPAV ha ricostruito un quadro che riguarda circa 3 milioni di metri cubi di materiale, proveniente dai lavori della Pedemontana e conferito in numerosi siti del territorio vicentino. La stessa ARPAV ha individuato PFBA nell'acquifero vicentino e ha avviato monitoraggi sui siti di deposito», continua Guarda. «E qui c'è una questione politica che non possiamo più eludere: come è stato possibile che materiali potenzialmente contaminati siano stati movimentati e depositati in così tanti siti prima che cittadini, comitati, associazioni e amministratori riuscissero a ottenere alcune informazioni?», domanda Guarda.

Un passaggio fondamentale del discorso riguarda infine il ruolo propulsivo delle reti civiche e ambientaliste, che secondo l'eurodeputata hanno permesso di rompere il muro del silenzio e di spingere le istituzioni alla verifica dei fatti. «Se oggi questa storia è sotto la lente della magistratura e delle istituzioni è anche perché la cittadinanza attiva non ha mollato. Grazie a CoVePA, alle associazioni ambientaliste, ai comitati, agli amministratori locali e ai cittadini che hanno continuato a chiedere accesso agli atti e verifiche. Qui c'è una questione politica: la tutela dell'acqua e della salute viene prima dei tempi di un cantiere e prima di una grande opera», conclude.
 


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