21 settembre 2026

Treviso

Intelligenza artificiale, boom nelle imprese artigiane trevigiane: in due anni utilizzo aumentato del 224,8%

a crescita riguarda le aziende con più di dieci dipendenti

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AI

TREVISO - L'intelligenza artificiale sta entrando rapidamente anche nelle imprese artigiane della Marca Trevigiana. Negli ultimi due anni, nelle aziende con più di dieci dipendenti, il ricorso alle tecnologie di IA è cresciuto del 224,8%. Un'accelerazione accompagnata dall'aumento dell'utilizzo dei big data e dell'analisi dei dati, saliti del 60,5%, e del cloud computing, cresciuto del 21,2%.

I dati emergono da un'indagine di Confartigianato che fotografa una trasformazione ormai trasversale alle diverse attività aziendali. Una crescita che, secondo l'associazione, porta con sé nuove opportunità ma anche problemi ancora da affrontare, a partire dalla disponibilità di competenze adeguate. "Nonostante questa crescita tra il 2023 e il 2025, siamo ancora indietro rispetto alla media europea", osserva Armando Sartori, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. Nel 2025, infatti, nell'Unione europea a 27 le piccole imprese che utilizzavano l'intelligenza artificiale erano il 17,8%, contro il 14,2% della media italiana. "Il dato positivo è che il gap si sta restringendo. Ne va della produttività del nostro sistema, punto debole del sistema Italia e anche della Marca Trevigiana", aggiunge Sartori.

Dove viene utilizzata l'IA
L'indagine mostra che l'intelligenza artificiale viene impiegata soprattutto nelle attività commerciali. Il 33,1% delle imprese che utilizzano queste tecnologie lo fa per marketing e vendite, mentre il 25,7% le applica alla gestione dei processi amministrativi. Seguono ricerca, sviluppo e innovazione, con il 20%, mentre l'utilizzo nei processi produttivi raggiunge il 17,5%. Percentuali inferiori riguardano la sicurezza informatica, al 12,1%, la contabilità e il controllo di gestione, al 10,2%, e la logistica, dove l'incidenza si ferma al 6,1%. Le applicazioni più diffuse sono legate alla gestione delle informazioni e alla produzione di contenuti. Il 70,8% degli utilizzi riguarda l'estrazione di informazioni da documenti, mentre il 42,9% è legato alla generazione di immagini, audio e video. Seguono la trasformazione della lingua parlata in testo, al 41,3%, e la generazione di testi, al 37,8%. Restano invece meno frequenti le applicazioni direttamente connesse all'aumento della produttività: l'analisi dei dati si ferma al 20%, l'automazione dei processi di lavoro al 17,5% e la movimentazione autonoma delle macchine al 5,9%. Nel 17,8% delle aziende l'IA viene inoltre utilizzata per riconoscere persone e oggetti all'interno delle immagini.

Competenze e personale specializzato sono il nodo
La diffusione delle nuove tecnologie procede però più rapidamente della capacità di molte imprese di integrarle. Secondo l'indagine, il 71,8% delle aziende artigiane non sa ancora come introdurre l'intelligenza artificiale nei propri processi. La principale difficoltà indicata è la carenza di competenze, segnalata dal 58,6% delle imprese. A questa si aggiunge la difficoltà nel reperire lavoratori specializzati. In Veneto il problema riguarda il 55,2% delle posizioni ricercate, contro il 50,8% a livello nazionale. Eppure, il 50,9% delle aziende si dichiara disponibile a sviluppare internamente o ad acquistare tecnologie basate sull'IA. Tra gli altri ostacoli figurano l'incertezza normativa, indicata dal 47,3% delle imprese, la disponibilità o qualità insufficiente dei dati necessari, al 45,2%, e le preoccupazioni legate alla privacy e alla protezione dei dati, al 43,2%. Una quota analoga, il 43%, considera inoltre troppo elevati i costi, mentre il 38,1% segnala problemi di compatibilità con i software e i sistemi digitali già presenti in azienda.

I timori sull'occupazione
Accanto alle difficoltà operative emergono anche interrogativi sull'impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro. Il 25% delle imprese prende in considerazione questioni di natura etica, mentre il 24,7% associa l'aumento della produttività ottenibile con l'IA al possibile effetto negativo sull'occupazione. Per Sartori è quindi necessario affrontare la trasformazione su due fronti. "La fotografia che emerge dall'indagine di Confartigianato pone un doppio livello di sfide", spiega. Da una parte, secondo il presidente, serve una collaborazione più stretta tra imprese, scuole, formazione e università per preparare i giovani alle nuove professioni e accompagnare le aziende nell'adozione delle tecnologie. Dall'altra, Sartori richiama la necessità di "vigilare sulle derive, ancora tutte da scoprire, dell'utilizzo estensivo dell'IA", soprattutto per evitare che venga disperso il patrimonio di competenze tipico dell'artigianato. "Su questo fronte è quanto mai necessario un protagonismo dell'Unione Europea per vigilare sulle possibili derive dell'IA".

 


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