16 ottobre 2021

Conegliano

Esplode il caso della "Madonna con la bomba"

Il murales rimosso dall'artista. "Mi hanno chiesto di toglierlo"

| Roberto Silvestrin |

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| Roberto Silvestrin |

Esplode il caso della

CONEGLIANO - Il murales della “Madonna con la bomba” di via Matteotti crea scompiglio in città. Censura, autocensura, pressioni “politiche”: in questi giorni si è detto di tutto, con tanto di comunicato del sindaco Floriano Zambon a smentire presunti diktat sulla rimozione del graffito. Perché, in effetti, il murales realizzato dall’artista Webster è stato rimosso dal suo stesso autore (ha terminato di coprirlo lunedì).

 

Un lavoro realizzato 4 anni fa, e che oggi è al centro di polemiche feroci: il murales rappresentava infatti una Madonna che regge un ordigno nucleare, insieme alla scritta “To protect and serve”(“Per proteggere e servire”), il motto della polizia di Los Angeles. Abbiamo chiesto all’artista che cosa simboleggiasse, e quale fosse il significato d’insieme: “La Madonna rappresenta l’amore in terra, la bomba invece la distruzione” spiega Webster, l'autore dell'opera (qui il suo sito). “La religione non c’entra nulla” continua il writer, che non aveva – per sua stessa ammissione – nessuna intenzione di essere blasfemo.

 

La figura della Madonna gioca su due piani: rappresenta “l’antidoto” alla guerra e alla morte, ma insieme - e qui interviene la scritta – può rappresentare un uso strumentale della religione. “Mi è venuto in mente leggendo un libro sulle crociate” ammette. Tutto questo è sparito alcuni giorni fa, per mano dello stesso Webster: “Mi hanno chiesto di cancellarlo” rende noto l’artista.

 

E’ l’assessore alle politiche educative e giovanili Gianbruno Panizzutti ad aver materialmente incontrato l’autore per due volte: “Circa 10 mesi fa, in occasione di una riunione di giunta, il sindaco Floriano Zambon e l’assessore Enzo Perin mi hanno riferito di aver ricevuto delle rimostranze da parte di numerosi cittadini relativamente all’estetica della Madonna raffigurata nel murales in via Matteotti, esortandomi a sentire le Ferrovie dello Stato, proprietarie del muro, per avere i riferimenti dell’artista e contattarlo”.

 

Qui sopra: l'opera prima e dopo la "censura"

Il contatto, spiega lo stesso Panizzutti, serviva per chiedergli “se era possibile modificare il murales in oggetto”. Un paio di settimane dopo avvenne il primo incontro, definito “dai toni amichevoli” da Webster, e fruttuoso per Panizzutti, visto che “l’artista aveva risposto affermativamente”.

 

Tre mesi fa il murales era ancora lì, per questo Panizzutti ha ricontattato l’artista: dopo il secondo incontro – sostiene Panizzutti – Webster si era impeganto “a sostituirla nel giro di 6 mesi nell’ambito della rotazione che periodicamente dà ai vari disegni”.

In realtà Webster dà una versione differente dei fatti, definendo “un pochino più impositiva” la seconda chiaccherata con l’assessore.

 

Ieri il comunicato al vetriolo da parte del primo cittadino: “Lascia riflettere il tempismo di questa uscita provocatoria che alla prova dei fatti è una vera e propria autocensura. E’ compito e responsabilità dell’artista di non creare equivoci”. Che Zambon veda una mossa “elettorale” in tutto questo?

 

Webster asserisce di non aver mai ricevuto lamentele da nessuno, mentre il sindaco parla di cittadini che si erano fatti avanti per segnalare l’opera come “lesiva delle loro sensibilità”, motivo per cui l’amministrazione si è fatta interprete “di quella che è una altrettanto legittima espressione”.

 

Fatto sta che Webster ha rimosso il murales, e ieri, quando l’abbiamo contattato, non ha voluto rilasciare ulteriori dichiarazioni sulle motivazioni che in ultima istanza lo hanno indotto a cancellare la Madonna, pur spiegandoci i fatti in modo pacato e franco.

L’arte e la politica, un rapporto da sempre complesso.

 


| modificato il:

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Roberto Silvestrin

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