10 ottobre 2026

Castelfranco

Castelfranco, una mamma è stata insultata al supermercato, davanti ai figlioletti, per le sue origini africane

La donna vive in Italia da 30 anni e il marito ha pubblicato un post di denuncia, per il razzismo subito dalla sua famiglia

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

supermercato

CASTELFRANCO VENETO – “Siamo in una cornice di civiltà disastrosa. La superficialità porta l’identità a fondarsi sul nemico. Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare sé stesso”: ebbe a dire Vittorino Andreoli, illustre uomo di scienza e scrittore. Una frase che potrebbe spiegare ma non giustificare quanto accaduto in questi giorni a Castelfranco Veneto, dove una mamma al supermercato è stata insultata da un’estranea, davanti ai figlioletti attoniti, per le sue origini africane. Un’aggressione verbale che ha scosso e indignato la signora Aicha Bara, originaria del Burkina Faso che da ben trent’anni vive in Italia: di fatto, ha trascorso ormai più tempo nel Bel Paese che in Africa.

La signora, una volta tornata a casa con i bambini ancora sconvolti, per quanto accaduto, ha raccontato tutto al marito AL Fattāh, originario della Costa d’Avorio a sua volta in Italia da tanto tempo. L’uomo indignato e frustrato per come è stata trattata la sua famiglia ha deciso di non lasciare correre e ha pubblicato nei gruppi social della Città del Giorgione un post particolarmente significativo, scritto in un italiano ineccepibile e soprattutto con un linguaggio educato ed estremamente civile, che vale la pena leggere.

«Porgo le mie più sincere scuse alla signora “Italianissima” che oggi, all’Iper di Castelfranco Veneto, ha pensato bene di attaccare verbalmente mia moglie mentre faceva la spesa, dicendole di fare altri dieci figli, così da farli mantenere da lei e dallo Stato italiano. Tutto questo è successo davanti ai nostri figli. E certe parole, pronunciate davanti a dei bambini, pesano ancora di più. Peccato che questa signora abbia scelto la persona sbagliata da attaccare. Mia moglie vive in Italia da tre decenni e non ha certo bisogno che qualcuno le insegni cosa significhi vivere, lavorare, rispettare le regole e crescere una famiglia. Essere italiani non significa essere superiori agli altri. E avere origini straniere non significa essere ignoranti, incapaci o privi di dignità. L’educazione non ha nazionalità. Il rispetto non ha passaporto. E l’ignoranza non è una questione di provenienza. A chi giudica gli altri soltanto per le loro origini, ricordo una cosa semplice: prima di parlare dei figli degli altri, sarebbe opportuno insegnare ai propri figli il rispetto verso tutti. Tutti gli stranieri non sono analfabeti. E, soprattutto, non tutti gli italiani sono educati. Il rispetto si dimostra con i fatti, non con la nazionalità».

Le parole di questo padre e marito giustamente indignato non sono passate inosservate e hanno ottenuto centinaia di like e decine di commenti, molti da chi avendo origini di altri paesi si è sentito spesso discriminato in Italia. Ma ci sono anche molti italiani che si sono scusati per il razzismo della donna che ha aggredito la mamma di origine africana, esprimendo solidarietà e vicinanza. Va rilevato che AL Fattāh non usa mai la parola razzismo anche se pare evidente che la matrice dell’episodio rientri nella casistica. Tra i commenti c’è anche quello di una signora che scrive: «I veneti discriminano i meridionali, vuole che non discriminano voi stranieri? Io appena posso torno a vivere nella mia terra, e sono italiana!».

La risposta di AL Fattāh è ineccepibile: «Signora, con tutto il rispetto, se alcuni veneti discriminano i meridionali, questo non giustifica discriminare gli stranieri. L’ingiustizia non diventa giusta solo perché cambia la vittima. Lei dice di essere italiana e di voler tornare nella sua terra: è liberissima di farlo. Ma l’Italia non è proprietà privata di nessuno, né il rispetto è un privilegio riservato a chi ha il passaporto giusto. La cittadinanza si può ereditare o acquisire. L’educazione, invece, bisogna dimostrarla. E quella non viene rilasciata da nessun Comune».

Quanto accaduto è essenzialmente una manifestazione di razzismo, dato che vittima e aggressore non si conoscevano e a scatenare la violenza verbale è stato il colore della pelle di Aicha, per questo vale la pena ricordare a tutti che l’art. 604-bis del Codice Penale vieta e punisce la propaganda, l'istigazione e la commissione di atti di discriminazione o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Il fatto che l’aggressione sia avvenuta in un contesto pubblico davanti ad altre persone potrebbe configurare il reato d’istigazione al razzismo con il rischio, in caso di denuncia ed eventuale condanna, di una pena a 1 anno e 6 mesi di reclusione oppure una multa fino a 6.000 euro, senza considerare possibili aggravanti.

Non è quindi un caso che molti abbiano invitato la vittima di questo brutto episodio a rivolgersi alla Giustizia, denunciando la donna che l’ha pubblicamente attaccata verbalmente. Va registrato che tra i commenti al post c’è anche qualche simpatizzante di chi ha insultato la mamma con i bambini, inoltre, alcuni pur indignandosi “minimizzano” attribuendo all’ignoranza questo comportamento, anche se è palese che ignoranza e razzismo sono due cose diverse: senza contare che attribuire ignoranza rischia di giustificare il comportamento.
Comunque sia, l’accaduto ha scosso gli animi di molti a Castelfranco Veneto e ha aperto un sano dibattito sul rispetto umano, un tema che dovrebbe appassionarci sempre tutti.

 






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