21 settembre 2026

Treviso

Sicurezza sul lavoro, Confartigianato Treviso: "Non bastano norme e montagne di carte"

Dopo i gravi incidenti degli ultimi giorni nella Marca, il presidente Flavio Romanello richiama imprese, sindacati e nuove generazioni a un cambio di mentalità

| Isabella Loschi |

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Flavio Romanello

TREVISO – La nuova grave caduta sul lavoro, avvenuta sabato 19 settembre a Motta di Livenza, riaccende il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro nella Marca trevigiana. A intervenire è Confartigianato Imprese Treviso, con il presidente Flavio Romanello che richiama l’attenzione sulla necessità di andare oltre gli adempimenti formali e trasformare la prevenzione in azioni concrete. L’incidente di Motta di Livenza ha coinvolto un operaio di 19 anni, precipitato dal tetto di un capannone da un’altezza di circa sette metri. Il giovane è rimasto gravemente ferito e attualmente di trova in terapia intensiva all'ospedale di Treviso.

"La sicurezza non si fa con le carte, o quanto meno non solo attraverso i documenti scritti", sottolinea Romanello, che definisce frustrante per la categoria degli imprenditori artigiani assistere all’ondata di gravi infortuni registrata negli ultimi giorni nel territorio trevigiano. Il presidente di Confartigianato ricorda quindi come il tema riguardi direttamente anche le piccole imprese e chi quotidianamente lavora al loro interno. "Un ragazzo di 19 anni che il sabato mattina va al lavoro è una perla preziosa che va tutelata e protetta", afferma.

Secondo Romanello, negli ultimi anni nelle aziende associate è cresciuta la sensibilità verso la prevenzione. Un cambiamento legato sia all'evoluzione delle norme sia, soprattutto, a una maggiore attenzione alla formazione e alla tutela dei lavoratori. "Come Confartigianato, posso garantire che negli ultimi anni è cresciuta tantissimo nelle nostre aziende la cultura della sicurezza e tutela sul luogo di lavoro, non solo per la normativa e le leggi sempre più stringenti, ma anche per una sensibilità che si è diffusa mano a mano un po' dovunque, a cominciare dalla formazione continua", spiega.

Nelle imprese artigiane, aggiunge, gli stessi titolari sono spesso direttamente coinvolti nell’attività quotidiana insieme ai propri collaboratori. "Noi stessi, come piccoli imprenditori, spesso siamo impegnati in prima persona al fianco dei nostri collaboratori, la sicurezza la diffondiamo e la viviamo sulla nostra pelle". Ma, secondo Confartigianato Treviso, gli strumenti messi in campo non sono ancora sufficienti. Tra gli aspetti indicati da Romanello c'è anche quello dei subappalti, dove le piccole imprese possono trovarsi a sostenere oneri e responsabilità sempre maggiori a fronte di compensi ridotti.
"Eppure, non è ancora sufficiente. Lo osserviamo ad esempio nei subappalti, dove può succedere che le grandi aziende affidino i lavori alle piccole imprese, scaricando su di esse oneri e responsabilità, sempre più grandi, in cambio di compensi sempre più risicati", sostiene il presidente. Da qui la richiesta di un cambio di approccio che coinvolga tutti i soggetti interessati. 

"Non bastano norme, leggi, montagne di “carte” e di documenti da compilare a fare la sicurezza nei cantieri o nei laboratori», afferma. «Ogni incidente sul lavoro, è il segnale concreto di un processo lavorativo che presenta delle falle". L'obiettivo, conclude il presidente di Confartigianato Imprese Treviso, deve essere una collaborazione più stretta tra le diverse componenti del mondo del lavoro: "Occorre uscire da schemi mentali obsoleti e vecchi steccati, per lavorare davvero tutti insieme (datori di lavoro, rappresentanti sindacali, nuove generazioni) per capire cosa si può fare concretamente per migliorare. La sicurezza non si realizza con un pezzo di carta, ma con una serie di azioni concrete a favore e tutela di chi lavora".

 

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