14 ottobre 2026

Montebelluna

Tragedia sul lavoro a Montebelluna: per la morte di Mattia Battistetti il pericolo era noto ma ignorato in cantiere

Depositate le motivazioni del processo per il 23enne travolto nel 2021: i piani di sicurezza erano idonei, ma le regole sono rimaste solo sulla carta e i cartelli sono comparsi solo dopo il dramma

| La redazione |

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Mattia Battistetti

MONTEBELLUNA - L'incidente che il 29 aprile 2021 è costato la vita al ventitreenne di Montebelluna Mattia Battistetti, schiacciato nel cantiere di via Kepler dal distacco di un pesante carico di ponteggi da 15 quintali scivolato da una gru, si sarebbe potuto evitare. A stabilirlo sono le motivazioni della sentenza di primo grado resi noti il 14 settembre dalla dottoressa Alice Dal Molin, giudice monocratico del Tribunale di Treviso, a seguito della pronuncia dello scorso 18 marzo. La causa del dramma non risiede in carenze dei modelli di prevenzione aziendali né in guasti strutturali o difetti di montaggio del macchinario. I documenti come Pos e PiMUS redatti per le lavorazioni erano conformi alla legge e teoricamente adeguati; a mancare del tutto è stata l'applicazione pratica delle direttive nella quotidianità del cantiere, riportano oggi le cronache giudiziarie.

 

Nello specifico, le prescrizioni imponevano di segnare e delimitare appositi corridoi di transito interdetti agli operai durante le fasi di movimentazione dei carichi. Tali passaggi sicuri, tuttavia, non sono mai stati allestiti: la segnaletica di pericolo e le barriere fisiche sono state posizionate unicamente dopo il verificarsi del tragico evento. Se l'area fosse stata correttamente isolata prima, il giovane non si sarebbe trovato nel raggio d'azione del materiale. Questa netta distinzione tra le direttive formali e l'operatività sul campo ha portato all'assoluzione con formula piena dei vertici societari, i quali avevano legittimamente delegato la gestione pratica del cantiere ad altre figure di riferimento. Sono stati quindi prosciolti Bruno Salvadori (59 anni, Mogliano, alla guida della ditta di montaggio della gru Essebi, assistito dall'avvocato Andrea Gritti), Gianantonio Bordignon (58 anni, Volpago del Montello, titolare dell'impresa esecutrice, difeso da Piero Barolo) e Andrea Gasparetto (46 anni, Istrana, legale rappresentante della Altedil di Trevignano, datrice di lavoro della vittima, tutelato da Giuseppe Basso).

 

Ritenuti responsabili in concorso del reato di omicidio colposo sono stati invece tre operativi, condannati a un anno e sei mesi di reclusione con sospensione della pena e non menzione. La condanna ha interessato Loris Durante (46 anni, Volpago, difeso da Elena Benvegnù), il gruista che ha azionato il macchinario dimostrando imperizia nell'imbracatura e nel sollevamento senza verificare la stabilità del carico e la presenza di lavoratori sottostanti, unitamente a Marco Rossi (43 anni, Montebelluna, responsabile della sicurezza per la ditta Bordignon, assistito da Nicolò Barolo) e Gabriele Sernagiotto (63 anni, Montebelluna, coordinatore della sicurezza in fase esecutiva, tutelato da Alberto Mascotto). A questi ultimi due è stata contestata l'assenza di vigilanza e la consuetudine di tollerare pratiche di lavoro lontane da quanto stabilito nei piani ufficiali. Nel frattempo i genitori Giuseppe e Monica, insieme alla sorella Anna — costituitisi parte civile nel procedimento e destinatari di una provvisionale di 290mila euro — stanno esaminando la possibilità di impugnare la decisione ed adire la Corte d'Appello di Venezia.
 


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