10 luglio 2020

Lavoro

Bloccare per snellire

(Ossimoro per una ripresa più veloce delle piccole aziende)

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Bloccare per snellire

di Claudio Bottos

 

In questi giorni, dopo il primo step della riapertura e in attesa di quelli successivi, si sente spesso parlare del problema finanziario delle aziende dovuto al lockdown per il coronavirus. Come dicevo in questo mio articolo, uno dei meccanismi che provoca l’inceppamento delle erogazioni, stabilite dal decreto liquidità, si deve al fatto che alcuni istituti di credito cercano di rientrare degli scoperti in essere con i clienti, cercando di sostituire il credito chirografario con quello garantito dallo stato. Un altro è quello burocratico che impone, alle aziende richiedenti, la compilazione di un notevole numero di documenti per l’inoltro della richiesta di finanziamento.

 

Il problema finanziario è il primo che necessita di una soluzione semplice e veloce per il reperimento della liquidità da parte delle imprese, perché risponde alla necessità di mettere in condizione le stesse di far fronte ai pagamenti di dipendenti e fornitori per il mantenimento della continuità aziendale e, allo stesso tempo perché non si attivi l’effetto domino che i mancati pagamenti provocherebbe a tutto il sistema economico, rischio che sembra essere elevato.

 

Il secondo problema, che necessita una soluzione, riguarda i lacci e lacciuoli che vincolano le imprese nella organizzazione e nella gestione del personale. Se in situazioni di emergenza si chiede celerità e sburocratizzazione per l’erogazione di risorse finanziarie, lo stesso dovrebbe valere per gli aspetti relativi alla gestione aziendale e del personale. Visto l’attuale farraginoso sistema normativo, sarebbe utile, per velocizzare l’uscita dalla crisi economica, che venissero bloccate temporaneamente alcune norme fiscali, previdenziali e del lavoro, come ad esempio quelle relative agli orari di lavoro e di apertura, oppure delle assunzioni di personale temporanee per qualche ora, giorno o settimana. Basti pensare a tutti i vincoli spazio-temporali che sono richiesti a molte attività come bar, ristoranti, negozi, centri estetici, parrucchieri e così via.

 

Queste imprese hanno bisogno di poter pianificare orari di apertura e, per chi ha dipendenti, i relativi orari di lavoro del personale per proseguire l’attività in condizioni di sostenibilità. Un esempio per tutti è il ristorante che, per garantire le distanze di sicurezza, deve ridurre notevolmente i posti a sedere. Il semplice calcolo della leva operativa come nell’esempio riportato in questo articolo aiuta il titolare nella decisione se e come continuare l’attività. In queste valutazioni deve tenere presente il rispetto sia delle norme di sicurezza, per garantire la salute dei dipendenti, dei clienti e la sua, sia quelle relative agli orari, ai contratti e alla burocrazia che sta dietro la gestione del personale. L’impresa, per affrontare questa emergenza, ha bisogno di essere snella e deve poter decidere e scegliere velocemente senza ricorrere a procedure complicate. Se per il mantenimento degli equilibri economico finanziari deve, ad esempio, tenere aperto 14 ore invece di 8, lo dovrebbe fare senza vincoli o blocchi di carattere burocratico e gestionale. Vincoli che riguardano il numero dei dipendenti, gli orari, la documentazione e le relative procedure, sempre garantendo norme di sicurezza e le adeguate coperture assicurative. Per questi settori potrebbe essere molto utile il ripristino di uno strumento utile e snello come i voucher.

 

Non si può pretendere che, in una situazione completamente diversa, ci sia un comportamento analogo a prima. Di questo ne dovrebbero prendere atto tutti, dalle imprese, ai dipendenti, che rischiano il posto di lavoro se l’azienda chiude, alle associazioni di categoria, alle organizzazioni sindacali e ovviamente alla classe politica a tutti i livelli, da quella locale a quella nazionale. In questo momento si potrebbero bloccare, solo per un determinato periodo, alcune norme per poter snellire la gestione delle imprese e consentirgli di velocizzare il ritorno alla sostenibilità.

 

Questa operazione avrebbe la capacità di rimettere in moto la fantasia e le idee degli imprenditori e darebbe loro la tranquillità di non essere soggetti a sanzioni perché, lo scopo di un provvedimento come questo, per come e quante sono le mpmi in Italia, sarebbe quello di far accelerare la ripresa economica. I diritti dei lavoratori vanno sempre garantiti e, una norma temporanea come quella ipotizzata, dovrebbe comunque fissare per le imprese, dei paletti oltre i quali non è possibile andare.

 

Visto che “non sarà più come prima” si devono aiutare imprese e lavoratori, non solo con risorse finanziarie, ma anche stimolando e incentivando un approccio diverso al mondo del lavoro e delle relazioni.

 

Oltre che un ottimista, cerco sempre di guardare avanti e in questo momento, sulla base di simulazioni future a 1-2-3 anni, che ho fatto per conto di clienti, vedo all’orizzonte le nubi di una tempestosa crisi avvicinarsi. Ascoltando le esigenze, le ansie e le paure dei clienti penso e discuto con loro quali soluzioni si potrebbero attuare per renderle snelle e veloci nei cambiamenti. Questa è una e, dal mio osservatorio, sarebbe gradita alle mpmi.

 

Chiudo con un aforisma di A. Einstein - “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”.

 



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