30 settembre 2020

Lavoro

Importanza dei dati

Suggerimenti per la riapertura

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Importanza dei dati

di Claudio Bottos

 

Domani 4 maggio 2020 inizia la fase 2 della gestione Covid-19. Si stima che in Veneto ritorneranno al lavoro circa 1.200.000 lavoratori nelle migliaia di aziende che riapriranno i battenti.

 

Partiamo da un insegnamento della prima fase, che riguarda il Veneto. I buoni risultati ottenuti dalle scelte sulla gestione del problema coronavirus, si devono alla piattaforma di biosorveglianza “Digital Enabler” adottata dalla Regione Veneto. La piattaforma non sforna le soluzioni, ma struttura, secondo alcuni criteri i dati raccolti dalle aziende sanitarie. Questi dati sono fondamentali alle equipe di scienziati, medici e studiosi per elaborare scenari e ipotesi utili alla politica per prendere decisioni. Senza i dati, non si potrebbero elaborare ipotesi e scenari abbastanza realistici e con un’accettabile percentuale di errore su ciò che potrebbe accadere nel futuro, che ovviamente rimane sconosciuto a tutti.

 

Questa importanza dei dati vale per le aziende di qualsiasi dimensione e settore. Ma vediamo cosa dovranno e dovrebbero fare gli imprenditori domattina alla riapertura della loro azienda.

 

La prima cosa è una valutazione dei rischi per tutelare la salute propria, quella dei dipendenti e quella di clienti, fornitori e altre persone con sui l’azienda può venire in contatto per ovvi motivi di lavoro. Per questo c’è una ottima guida elaborata dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’INAIL che potete trovare a questo link.

 

La seconda è quella di capire se l’azienda è sostenibile con le nuove regole imposte dalla normativa e dalla valutazione dei rischi di cui sopra. La sostenibilità dovrà essere valutata sia in termini economici che finanziari, ed eccoci arrivati ai dati. Quali dati deve avere a disposizione l’imprenditore per elaborare ipotesi e scenari? Sicuramente dati storici (costi e ricavi) relativi all’anno 2019, meglio se ha quelli degli ultimi 3 anni (dal 2017 al 2019), possibilmente divisi per mese o almeno per trimestre. È importante che i dati siano certi, affidabili e che tengano conto del costo figurativo, per le ditte individuali o le società di persone, come già esposto in questo mio articolo.

 

Sulla base di questi dati storici e su quanto realizzato nei primi quattro mesi, da gennaio ad aprile, e su quanto si prevede di realizzare dal 4 maggio a fine anno, stilare il previsionale 2020. La previsione dovrà essere fatta considerando i limiti di spazio, i tempi, i vincoli di mobilità e delle disponibilità finanziarie dei clienti. Come si riesce a sapere se l’attività è sostenibile, oppure se è più conveniente chiudere o addirittura non riaprire? Un metodo abbastanza veloce e semplice è quello della leva operativa, come nell’esempio dell’allegata tabella 1) relativo ad un negozio. Si può notare che l’impresa ha simulato, per il 2020, un calo dei ricavi del 30% che, a costi di struttura invariati, porta ad una perdita effettiva di €uro 46.000 (16.000 di perdita fiscale), contro un utile effettivo di €uro 20.000 (50.000 di utile fiscale) realizzato nel 2019. La differenza tra l’effettivo e il fiscale sta nel costo figurativo, ossia la remunerazione per il lavoro prestato dal titolare nell’impresa. Per ottenere questa simulazione è necessaria una riclassificazione dei costi in variabili, come le merci acquistate per la vendita nel caso di un negozio (se non vendo non compro), e in costi fissi come l’affitto, i dipendenti o il costo figurativo (se non vendo devo comunque sostenerli).

 

Possono essere sufficienti questi dati per l’impresa? A mio parere no perché, sempre per restare nell’esempio del negozio, se il titolare volesse decidere una politica commerciale diversa, per ridurre o eliminare la perdita che esce dal calcolo della leva operativa, dovrebbe avere a disposizione altri dati che riguardano i prodotti venduti. Dovrebbe chiedersi quali sono i prodotti che fanno marginare di più l’impresa. Parliamo del margine di contribuzione, che si vede sinteticamente nella tabella 1), relativo alle vendite di tutti i prodotti. Spesso questi dati non sono conosciuti dall’imprenditore, ma sono fondamentali per la strategia dell’impresa. Per restare nell’esempio, il titolare dovrebbe chiedersi se, ogni singolo prodotto ha un prezzo di vendita, a volte imposto dal produttore, che gli permette di realizzare un margine del 44% (dati 2019). Se vende un prodotto a 20 euro, che gli costa 14 euro, ha un margine del 30% (non copre i costi fissi che sono del 40%), se invece lo stesso prodotto gli costa 8 euro, ha un margine del 60% (copre i costi fissi del 40% e genera un reddito del 20%). Il prodotto acquistato a 8 euro, anche per l’anno 2020, con la simulazione del calo delle vendite, copre i costi fissi schizzati nel frattempo al 57,14% e permette di generare un utile del 2,86% (60%-57,14%).

 

Questa è l’importanza dei DATI. Spero sinceramente che il disastro covid-19, porti un miglioramento nel modo di gestire le imprese, anche e soprattutto quelle piccole. Chiudo con un aforisma di Ishikawa Kaoru (un guru della qualità) “Fate in modo che diventi un’abitudine discutere i problemi basandosi sui dati e rispettando i fatti che essi dimostrano”.

 

 


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