Lascia tutto alla badante, soldi e due case
L’anziana aveva nominato la donna che la assisteva unica erede, ma il tribunale annulla il testamento
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TORINO – Aveva lasciato alla badante tutti i soldi depositati sui conti correnti e due appartamenti. A più di dieci anni dalla morte dell’anziana, il tribunale di Torino ha annullato il testamento e disposto la restituzione dei due immobili ai tre nipoti della defunta, riconosciuti come eredi legittimi. Al centro della decisione ci sono le condizioni psicofisiche della donna: secondo il giudice, quando aveva scritto le proprie ultime volontà era «fragile e vulnerabile, incapace di decidere».
La vicenda comincia nel 2009, quando la badante viene assunta per assistere una vedova senza figli, affetta da diversi problemi di salute, anche di natura psichiatrica. La donna rimane al suo fianco fino alla morte, avvenuta nel 2015. Il 25 settembre 2012 l’anziana scrive a mano un testamento con il quale nomina la badante unica erede. Alla morte della proprietaria, la donna entra così in possesso del denaro sui conti correnti e dei due appartamenti torinesi.
I tre nipoti, figli del fratello dell’anziana, contestano quelle disposizioni. Secondo quanto ricostruito nel procedimento, già negli anni precedenti avevano lamentato difficoltà nel vedere la zia e accusato la badante di tenerla isolata. Dopo la scoperta del testamento si rivolgono alla magistratura. Come ricostruisce il Corriere della Sera, nel 2022 il procedimento penale si conclude con una condanna della badante per circonvenzione di incapace. Nel 2024 la Corte d’appello di Torino dichiara il reato estinto per prescrizione, mantenendo però le statuizioni civili riconosciute ai nipoti. La decisione diventa poi definitiva.
Sul destino dell’eredità è intervenuta nei giorni scorsi la giudice Simona Gambacorta, della seconda sezione civile del tribunale di Torino, che ha annullato il testamento e disposto la restituzione dei due appartamenti ai nipoti. La badante dovrà inoltre pagare circa seimila euro di spese legali. A pesare sono stati i documenti sanitari e le testimonianze raccolte. Secondo la ricostruzione accolta dal tribunale, già al momento della firma l’anziana soffriva di una patologia neuropsichiatrica che comprometteva la sua capacità di esprimere liberamente e consapevolmente la propria volontà. Il quadro descritto dai giudici è quello di una persona socialmente isolata, estremamente vulnerabile e incapace di curare autonomamente i propri interessi. Una condizione che, per il tribunale, non la rendeva soltanto influenzabile, ma le impediva di comprendere pienamente le conseguenze della scelta di lasciare tutto alla donna che la assisteva.
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