Caro energia, nella Marca 38 milioni di euro di extracosti in sei mesi
Tra febbraio e agosto 2026 i prezzi dell’energia sono aumentati del 15% nella provincia di Treviso
| Isabella Loschi |
TREVISO - Trentotto milioni di euro in più in appena sei mesi. È il conto dell'aumento dei costi dell'energia sostenuto dalle famiglie della Marca Trevigiana tra febbraio e agosto 2026, secondo l'analisi di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. Un incremento che colloca la provincia di Treviso al decimo posto in Italia per crescita della spesa legata a energia elettrica, gas e altri combustibili domestici dall'inizio della guerra del Golfo. Il fenomeno riguarda l'intero Veneto. Complessivamente, gli extracosti energetici nella regione hanno raggiunto 216 milioni di euro, il secondo valore più elevato dopo quello registrato in Lombardia.
Nella Marca prezzi dell'energia in crescita del 15%
A pesare è soprattutto la dinamica dei prezzi registrata nei sei mesi considerati. Tra febbraio e agosto 2026, il Veneto ha segnato un incremento cumulato del 14,8%, il dato più alto tra le regioni italiane. Nella Marca l'aumento è stato ancora maggiore, arrivando al 15%, secondo valore più elevato tra le province italiane. Tradotto sul piano individuale, i 38 milioni di euro di extracosto corrispondono a un aumento medio di 43 euro per persona nella Marca, una cifra leggermente inferiore ai 44,4 euro calcolati sulla media veneta.
"I numeri dell’analisi di Confartigianato sono impietosi - sottolinea il presidente provinciale Armando Sartori. “I 38 milioni di extracosto significano una media di aumenti dell’energia di 43 euro a persona nella Marca Trevigiana, di poco inferiore ai 44,4 € della media veneta. Va sottolineato che il costo maggiore è in carico alle imprese. Le micro e piccole imprese italiane pagano per l’elettricità 3,7 miliardi di euro in più rispetto alla media europea, con un peso del fisco in bolletta maggiore del 47,4% rispetto all’UE”.
L'analisi di Confartigianato evidenzia infatti un divario significativo nel costo dell'elettricità sostenuto dalle piccole imprese italiane. La tariffa indicata dal rapporto è di 25,99 centesimi di euro per kWh, contro una media europea di 22,04 centesimi. Il prezzo italiano risulta quindi superiore del 17,9% rispetto alla media dell'Unione europea e colloca l'Italia al terzo posto tra i Paesi Ue, alle spalle di Irlanda e Germania. A incidere ulteriormente sulla bolletta è il peso della componente fiscale e parafiscale, comprendente accise e oneri generali di sistema. Per le piccole imprese italiane raggiunge 5,44 centesimi per kWh, il 47,4% in più rispetto alla media europea. Un valore che, secondo il rapporto, è il terzo più elevato nell'Ue dopo Polonia e Cipro.
Il divario aumenta ulteriormente per le aziende con consumi più bassi. Per le imprese che utilizzano meno di 20 MWh, il prelievo fiscale risulta infatti superiore del 75,5% rispetto alla media europea. Al contrario, per le grandi imprese energivore il prelievo fiscale italiano risulta inferiore alla media Ue. Per Confartigianato, il diverso peso degli oneri energetici rappresenta quindi un elemento che incide sulla competitività delle piccole attività. “Le micro e piccole imprese italiane pagano per l’elettricità 3,7 miliardi di euro in più rispetto alla media europea, con un peso del fisco in bolletta maggiore del 47,4% rispetto all’UE”.
“Tra gli interventi strutturali da attuare con urgenza c’è il riequilibrio del carico fiscale e degli oneri generali di sistema nelle bollette elettriche delle diverse dimensioni di imprenditori, perché oggi penalizza le piccole aziende costrette a pagare anche per i grandi energivori”. “Le nostre imprese non chiedono privilegi, ma regole chiare e condizioni eque per competere in Europa. Se vogliamo difendere il made in Italy e accompagnare davvero le imprese nella transizione energetica, non possiamo continuare a far pagare alle più piccole un prezzo più alto proprio per l’energia che serve a produrre”.
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