12 ottobre 2026

Vittorio Veneto

Addio a Michele Cais, una vita dalla parte dei lavoratori

Guidò il patronato Acli per 35 anni e condivise importanti battaglie con Tina Anselmi e Francesca Meneghin. Fu una colonna del Quindicinale

| Carlo De Bastiani |

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| Carlo De Bastiani |

Michele Cais

VITTORIO VENETO - Ci sono vite che si possono raccontare attraverso gli incarichi ricoperti. Quella di Michele Cais si comprende meglio pensando alle persone che ha aiutato: lavoratori, emigrati segnati dalle malattie professionali, cittadini alle prese con pensioni, tasse e pratiche difficili da capire. Persone per le quali ottenere ciò che spettava non era sempre semplice.

Michele Cais è morto questa mattina. Aveva compiuto 95 anni lo scorso settembre. Vittorio Veneto perde un professionista che ha dedicato gran parte della propria vita alla tutela dei lavoratori, con un’attenzione particolare a chi aveva più bisogno di essere sostenuto.

 

Accanto ad Anselmi e Meneghin, per chi tornava dalle miniere

Una delle pagine più importanti del suo percorso risale agli anni Cinquanta e Sessanta. Cais lavorò al fianco di Tina Anselmi e Francesca Meneghin nelle battaglie per il riconoscimento delle malattie professionali, tra cui la silicosi, che colpiva tanti emigrati impiegati nelle miniere.

Dietro quella battaglia c’era una questione difficile da accettare: avere lavorato duramente e ritrovarsi a dover lottare ancora, questa volta per ottenere il riconoscimento della malattia legata al proprio mestiere. Non bastava essere tornati con la salute compromessa. Occorreva anche riuscire a far valere i propri diritti.

Cais partecipò a quell’impegno insieme a due donne alle quali rimase legato da un’amicizia sincera, oltre che dalla collaborazione professionale. Nel raccontarlo, a distanza di anni, riconosceva quanto l’incontro con Anselmi e Meneghin avesse inciso sulla sua formazione: non soltanto sul modo di lavorare, ma anche sul modo di guardare alle persone e alle loro difficoltà.

È in questa parte della sua storia che emerge con maggiore chiarezza il valore del suo servizio. La previdenza non era soltanto una materia da conoscere. Era uno strumento per aiutare qualcuno a ottenere una tutela, a vedere riconosciuta una condizione, a non restare solo davanti a un problema.

 

Trentacinque anni alla guida del patronato

Diplomato in ragioneria, Cais entrò nel patronato Acli nel 1957 come addetto sociale. Alla pratica quotidiana affiancò un intenso percorso di formazione e aggiornamento, che lo portava spesso a Roma.

Nel 1961 fu nominato direttore del patronato provinciale Acli. Mantenne quell’incarico per 35 anni, attraversando una lunga stagione di cambiamenti nel lavoro e nella previdenza. La sua attività professionale, tra questioni previdenziali e fiscali, si sarebbe estesa per quasi sessant’anni.

Nemmeno il pensionamento segnò una chiusura definitiva. Incoraggiato dall’allora ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Vittorio Veneto a non disperdere l’esperienza maturata, aprì uno studio proprio dove continuava a recarsi tutti i giorni fino a poche settimane fa.

Cais continuava a studiare, a informarsi, ad affrontare norme e adempimenti. L’età, della quale non amava parlare, non era il criterio con cui misurava il proprio contributo.

 

La voce nel Quindicinale

Accanto alla professione, ci fu un altro impegno duraturo: quello con il Quindicinale. Cais partecipò alla nascita del periodico insieme all’editore Dario De Bastiani, condividendo il progetto di un giornale capace di ascoltare la città e accompagnarne la crescita.

Ne divenne il collaboratore più longevo. Per quasi 45 anni, attraverso la rubrica Problemi sociali, mantenne un dialogo con i lettori, affrontando il lavoro, la previdenza e le questioni della vita quotidiana. La rubrica accompagnò tutti i 1.120 numeri.

Era un altro modo di mettere a disposizione ciò che sapeva. Non soltanto nello studio, davanti a una pratica, ma anche sulla pagina, cercando di rendere comprensibili argomenti che spesso sembrano riservati agli specialisti.

Oggi resta il percorso di un uomo che ha usato la propria competenza per stare accanto agli altri. E resta soprattutto il significato delle battaglie combattute con Tina Anselmi e Francesca Meneghin: un diritto non dovrebbe diventare un ostacolo insuperabile proprio per chi ne ha più bisogno.

Ricordare Michele Cais significa anche questo. Non fermarsi ai suoi 95 anni, ma guardare a quanto di quella lunga vita è servita a rendere meno difficile quella degli altri.


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