28 luglio 2021

Nord-Est

Zanoni e Bigon: “Arpav, non basta superare la fase commissariale: più risorse per rilanciare un ente fondamentale”

I due consiglieri del PD invocano più investimenti per l'ente a seguito dell'approvazione della nomina del nuovo direttore generale

| Ilaria Frare |

| Ilaria Frare |

Sede Arpav

 


VENEZIA - “Questo però non basta: sono necessari investimenti per rilanciare le attività di un ente fondamentale, reduce da anni di tagli”, affermano Andrea Zanoni e Anna Maria Bigon, consiglieri regionali del Partito Democratico, a proposito del nuovo dg dell’Agenzia ambientale, la cui nomina è stata approvata dalla Prima commissione e dovrà adesso passare per l’assemblea di Palazzo Ferro Fini.

“La cosa positiva è che si mette fine a un imbarazzante conflitto di interessi poiché l’ex dg Marchesi da gennaio a oggi ha svolto la doppia funzione di commissario e capo dell’area Tutela e sicurezza del territorio della Regione, essendo di fatto il controllore e il controllato” dichiarano i due segretari PD, ribadendo come la nomina di un nuovo direttore generale non sia sufficiente a dimostrare un'inversione di rotta se in mancanza di una volontà di investimenti per aumentare le attività di prevenzione.

E continuano: “Abbiamo ricevuto un dossier sulle attuali criticità di Arpav, a cominciare dal depotenziamento del ruolo di controllo, dopo la riorganizzazione voluta da Marchesi; perciò abbiamo chiesto un’audizione in Seconda commissione dell’ex dg e commissario, insieme all’assessore Bottacin e a un referente del sindacato Usb che ha redatto il documento. Tra i problemi evidenziati, la pronta disponibilità che in precedenza era garantita dal personale dei servizi controlli e poi, a causa dei tagli, è stata ‘rimpolpata’ con addetti di altre strutture che non sempre hanno la formazione adeguata per questo tipo di azione. Inoltre i dipartimenti provinciali sono stati svuotati e così i lavoratori sono spesso costretti a intervenire anche fuori provincia per monitoraggi e controlli.”

Un altro esempio segnalato da Zanoni e Bigon sembra essere quello delle analisi dei campioni che, già prima della riorganizzazione, avevano tempi di attesa lunghi, salvo i casi di interventi in pronta disponibilità. A detta dei consiglieri i ritardi, non solo danno la percezione di una struttura inefficiente, ma allarmano anche i sindacati, che temono possano portare all’esternalizzazione di una parte delle attività svolte altrimenti svolte “in casa”. “Di questo vorremmo discuterne con i diretti interessati, poiché siamo assolutamente convinti dell’importanza del ruolo di Arpav e dell’urgenza di un vero piano di rilancio”, concludono Zanoni e Bigon.

 

 


| modificato il:

Ilaria Frare

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