09 agosto 2020

Nord-Est

Zaia difende a spada tratta il panevin:"A dir che le polveri sottili dipendono dai panevin ne passa"

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Zaia difende a spada tratta il panevin:

Luca Zaia presente al panevin di Arcade

 

"E' vero che il fumo fa male, ma non mi risulta che i panevin siano la fonte di tutti i mali legati alle polveri sottili: abbinare le polemiche ai panevin sta diventando un rituale". Lo ha affermato il presidente del Veneto, Luca Zaia. "Ci sono tante realtà, al nord, che non fanno i panevin e hanno problemi di polveri sottili. Hanno ragione i cittadini a preoccuparsi; ma di qui a dir che le polveri sottili dipendono dai panevin ne passa. Il vero problema è che non piove".

 

"I panevin - ha proseguito Zaia - sono manifestazioni ancestrali, che toccano molte comunità. Sono organizzati da associazioni, scout, alpini e vedere anche ottomila persone che partecipano, non invitate da nessuno, testimonia che siamo di fronte a manifestazioni di identità territoriale. E non è vero che la politica vi dibatte: è tutta, di qualunque colorazione politica, attorno ai panevin. E ci vanno anche molti medici, compresi quelli che dicono che il fumo fa male".

 

Non si risparmia il consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente, Andrea Zanoni: 

“Mentre in provincia di Treviso vengono rilevati picchi di inquinamento da Pm10, con un picco nel capoluogo superiore nove volte ai limiti, Zaia si diverte a fare il piccolo Nerone di casa nostra, accendendo i falò dell’Epifania, i cosiddetti Panevin, diventando complice di una situazione di totale illegalità. Quando invece, vista l’emergenza, dovrebbe imporre attenzione e moderazione. Basti pensare che il 6 gennaio la centralina dell’Arpav di Treviso città ha toccato i 445 microgrammi per metro cubo, a fronte di un limite massimo di 50. Gran parte del Veneto, come tutta la Pianura padana, è una camera a gas: con un quadro simile bisognerebbe evitare ogni deroga e ogni fonte inquinante che vada ad aggravare il problema. Zaia però, anziché dare il buon esempio, ha preferito correre in lungo e largo la provincia di Treviso per appiccare il fuoco a quattro falò, uno dei quali, ad Arcade, è il più grande e imponente d’Italia essendo alto dieci metri.

 

Da buon padre di famiglia, come ama spesso definirsi, dovrebbe avere la serietà e il coraggio per spiegare ai propri figli, in questo caso i cittadini trevigiani, che in certi casi anche le tradizioni possono essere messe in discussione, soprattutto se vanno ad aggravare una situazione di illegalità ed emergenza sanitaria. Ormai la tradizione genuina dei Panevin si è trasformata in una gara a chi fa il falò più alto, in una dannosa ostentazione. E cosa dire delle tonnellate di anidride carbonica sprigionate dalle fiamme proprio quando viviamo una emergenza climatica dove dall’Australia arrivano notizie e immagini che fanno piangere?”.

 


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