04 giugno 2020

Vittorio Veneto

Vittorio capitale del porfido 2018

Pagina social-satirica tra Serravalle e amministrazione comunale

| Emanuela Da Ros | commenti |

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VITTORIO VENETO - Il porfido con cui gli antichi Romani lastricavano le strade è durato millenni. Il porfido con cui i vittoriesi lastricano Serravalle dura mesi. Una provocazione? Non proprio. Non solo.

Il rifacimento del manto a porfido di via Martiri della Libertà a cui, anche in queste ore torride, stanno lavorando degli operai, con piccoli problemi di fluidità del traffico, più che la rabbia dei residenti, suscita la loro ironia.

Non sono infatti passati che pochi lustri amministrativi (giunta Scottà, giunta Da Re) da quando in via Martiri l’asfalto è stato sostituito da cubetti di porfido.

Storia del porfido. Nel 2002, in una foto storica l’ex sindaco tricolrfasciato Giancarlo Scottà e il governatore Zaia mettono in via Martiri della Libertà i primi due cubetti di porfido. La nuova pavimentazione (costo 400mila euro) dura otto anni. Nel maggio 2010, in consiglio comunale si decide di rifare tutto. I cubetti si sono sollevati, la strada è un disastro. Il comune - che non ha mai contestato all’azienda la cattiva realizzazione dei lavori - si sobbarca 200 mila euro di spesa da dare alla stessa azienda che aveva esguito la vecchia e pessima pavimentazione.

Dopo sei anni (e arriviamo a oggi, al 2016) siamo da capo. Via Martiri è da ripiastrellare e la nuova amministrazione Tonon rimette quindi mano al porfidostradale. E qui nasce la satira.

In una pagina facebook intitolata “Vittorio Veneto, capitale del porfido 2018”, alcuni residenti hanno postato foto, fumetti, riflessioni dal tono ridicolo/amaro.

“La CGIA di Mestre ha calcolato che, con i soldi spesi in questi anni per il porfido, Villa Papadopoli poteva essere demolita e ricostruita perfettamente nuova. Su Marte.”, si legge in uno degli ultimi post della pagina facebook-comunitaria.

Qualcuno ha anche sottolineato che graffiando il manto di cemento sottoporfido, sia stato ritrovato - come reperto - quell’Oliviero Toscani che avrebbe dovuto partecipare a “Visitando Vittorio”, ma che poi aveva dato forfait.

 

Il feedback social del rifacimento di Martiri della Libertà, per molti vittoriesi, suona dunque la tromba dell’ironia. Com’è possibile che a Roma passino duemila anni e un esercito barbarico di invasori e di automobilisti prima che il porfido si smuova e nella modesta Serravalle tutto debba essere ripreso per mano dopo un decennio? Di chi è la colpa? Della ditta che non ha eseguito a dovere il lavoro? Dell’amministrazione che ha commissionato l’opera senza verificarne la stabilità? Delle auto in transito (una cifra millesimale rispetto a quelle che percorrono quotidianamente l’Urbe)? o di qualche sfavorevole congiunzione astrale-partitica?

 

Secondo il poeta Carlo Piasentin la colpa della maledizione del porfido serravallese (e la sua poesia ironica risale al 2010) è del...vento. Nel frattempo, gli operai lavorano. Sudaticci e stanchi. E i vittoriesi pagano, consapevoli che la nuova opera stavolta durerà millenni.


VIA MARTIRI DÉA LIBERTÀ

A Vitòrio, in quel de Seravàl,
la Via pi grànda, quéa principàl,
da ‘n poc de tenp i la ha rifàta
de pavimento e ànca de masiciàta.

In cubét de porfido ‘a pavimentazión
che fra i pa.àz la fa un gran figurón,
cóa sabia su ‘e sfése che, dal sporcàr,
i negozianti i è ancóra drío netàr.

Dés l’é concòi e búse a pi riprese
e fra i cubét: sfése, sfése e sfése.
La cólpa ea dé.i camion so.amènte
o ànca dé.i lavori fati ma.amènte?

Come senpre, ‘l colpévoe presto i trovarà:
“Al vènt de Seravàl che màssa a l’ha sufià!”


Carlo Piasentin

 

La pagina Facebook di Vittorio Veneto capitale del porfido 2018

 



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Emanuela Da Ros

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