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20 gennaio 2022

Vittorio Veneto

Il vino fa bene alle capre

Alpina, la capretta, e la dieta...corroborante

| Emanuela Da Ros |

immagine dell'autore

| Emanuela Da Ros |

alpina capretta vino

COLLE UMBERTO - Un’altra storia di capre? Sì. Se vi va di leggerla.

Qualcuno l’aveva abbandonata. Magra al limite del deperimento, affaticata, e inutile agli occhi del padrone, pochi giorni fa una capretta percorreva disorientata il ciglio di una strada a Cordignano. Un automobilista ne ha segnalato la presenza ai vigili. Che hanno contattato il servizio veterinario dell’Usl 2. La capretta era provata, e non avendo un microchip che la riconducesse a un allevamento, è stato deciso di darla in affido.

 

A una persona che ne avrebbe avuto cura, che con le capre ci sapeva fare, avendo avuto una positiva esperienza di allevamento domestico: Gino Sommariva.

La stessa persona che - attirandosi un tornado di insulti, anatemi e improperi - ha raccontato a OggiTreviso la storia di Mariolino. E della sua andata al patibolo-macello.

Gino si è preso in carico la capretta randagia. Precisando - con la sua voce stentorea - che lo avrebbe fatto gratuitamente, che guai se il comune gli fosse venuto incontro con del denaro. Ospitata nel recinto che era stato di Mariolino, la capretta però non mangiava. L’abbandono, la solitudine, il digiuno prolungato ne avevano compromesso la vitalità. Gino non si è perso d’animo.

 

Ha contattato privatamente un veterinario, ha fatto visitare la capretta (a cui sono stati fatti degli esami sanguigni per verificarne lo stato di salute), e ha chiesto consigli. “Dopo due giorni - racconta Gino Sommariva - la capretta ha dimostrato di voler reagire. Di voler riprendersi. L’ho chiamata ‘Alpina’ perché - seguendo le indicazioni del veterinario - le ho fatto seguire una dieta corroborante, a base di vino rosso, zucchero e lievito di birra.

 

A detta del medico, l’acool produce energia e contiene altri componenti stimolanti la digestione. Inoltre è un ottimo veicolo per altri nutrienti come lo zucchero e il lievito di birra.” Dopo un litro e mezzo di vino, Alpina ha ricominciato a mangiare: quel ‘fiocco’ (mais, carruba e orzo) e quel fieno senza muffa che Gino le propone ogni giorno.

 

“Alpina - spiega Sommariva - mi è stata affidata temporaneamente dall’Uls. E io mi prendo cura di lei anche per quanto riguarda la sicurezza: ho messo un lucchetto al cancello che chiude il recinto, perché in passato il mio orto è stato violato più di una volta da ladri che si sono portati via i polli.

 

Se qualcuno nei prossimi giorni verrà a reclamare la capra, la consegnerò con le garanzie del caso. Non la voglio scaricare, sia chiaro. Per me può continuare a far parte della mia ‘famigliola’ di animali da cortile, ma visto che la storia di Mariolino ha suscitato tante polemiche magari c’è qualcuno disposto ad allevare Alpina in modo migliore. Magari nel suo appartamento.

 

Quanto agli improperi e alle offese che mi sono state lanciate a causa di Mariolino, posso solo dire di avere gli anticorpi. Quando, da ragazzino, consegnavo l’Unità in bicicletta alle famiglie del paese, sono stato oggetto di scherno, violenze verbali e sputi. Ora la storia si ripete. Non c’entra un quotidiano che non esiste più, un’ideologia che all’epoca poteva far imbufalire qualcuno. C’entrano le capre. Quelle che per Vittorio Sgarbi sono il massimo degli insulti.”

 


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Emanuela Da Ros

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