18 settembre 2021

Valdobbiadene Pieve di Soligo

Il video della demolizione di un capannone: alla presentazione della candidatura di Pieve di Soligo

Demolire ciò che non va per ripensare il territorio è questa la strategia per diventare Capitale della cultura

| Tiziana Benincà |

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| Tiziana Benincà |

candidatura pieve di soligo e terre alte della marca trevigiana a capitale italiana della cultura 2022

PIEVE DI SOLIGO - “La Regione Veneto intende sostenere questa candidatura fino in fondo per valorizzare tutto quello che è l’aspetto culturale, ma anche quella che è la nuova vision della promozione turistica in ambito culturale, viste le eccellenze del territorio.” inizia con un intervento del governatore Luca Zaia la presentazione del dossier di candidatura di Pieve di Soligo e delle Terre Alte della Marca Trevigiana a Capitale Italiana della Cultura 2022 presso la Commissione di esperti nominata da MiBACT.

“Cultura che ispira, crea e dona, insieme al territorio, guardando al futuro; abbiamo un patrimonio di valori e di personalità.” esordisce Marco Zabotti, coordinatore territoriale del dossier. “La cultura del dono che noi esprimiamo verso i residenti e visitatori. Tre sono gli aspetti da sottolineare: la bellezza del paesaggio e dell’arte espresse dall’uomo; l’enogastronomia ed il turismo di qualità. La nostra prospettiva è guardare avanti, ci guardiamo dentro per proiettarci nel futuro. Noi vogliamo abitare il futuro.”

“Abbiamo giocato con le parole ed abbiamo pensato di presentarvi un video demolizionale;” prosegue il coordinatore tecnico Federico Della Puppa dopo aver mostrare un brevissimo video di demolizione di un edificio “Spostare da qualche altra parte delle cose che non funzionano più. Un processo culturale è un cambiamento profondo che questo territorio si sta dando rispetto a delle sfide. Ci siamo chiesti come vorremmo essere nel 2050 e cos’è per noi cultura. Per noi cultura è innovazione, dal punto di vista economico, sociale, condivisione dei saperi collettivi ed individuali. lI nostro territorio è il nostro punto di partenza e arrivo: 30 campanili e un solo territorio.”

Ha destato curiosità questa candidatura alla dottoressa Cristina Loglio, membro della commissione, visto che normalmente chi si candida presenta la cultura come un oggetto e non un metodo. “Noi siamo un territorio insolito per la candidatura a capitale della cultura. Come ha scritto il poeta Andrea Zanzotto “Qui non resta che cingerci intorno il paesaggio”, diventato per noi trait d’union.” risponde Della Puppa.

Anche Salvatore Adduce, altro membro della commissione, rimane stupito in merito alla decostruzione, proprio in un territorio ricco di capannoni. “Quello che lanciamo è un caso pilota nel togliere quello che non è più utile, molti capannoni abbandonati. Abbiamo persone che si stanno impoverendo perché hanno il capitale. Chi viene sostiene delle iniziative di demolizione comprando un mattone di un edificio smantellato; per questa iniziativa ci siamo ispirati al muro di Berlino.” risponde il sindaco Stefano Soldan.

Salvatore Adduce conclude “Sento di dovere un riconoscimento a questi amici che hanno lavorato molto per il dossier, soprattutto quando alcune parole vengono da determinate aree del nostro Paese. Fare dopo aver pensato è qualcosa che ritengo di grandissima importanza perché veniamo da un lungo periodo nel quale ci hanno tempestato di fare, ma pensare mai.”

“E’ stata un’esperienza straordinaria e motivo di soddisfazione sentire il riconoscimento da parte della Commissione per l’enorme lavoro svolto. Indipendentemente dall’esito che avremo lunedì prossimo, questo è un patrimonio di lavoro che verrà condiviso con il territorio e su cui lavoreremo nei prossimi anni” commenta in un secondo momento Luisa Cigagna.

“Abbiamo dovuto lavorare in tempi strettissimi rivedendo punti essenziali della nostra candidatura, che inizialmente era per il 2021.” commenta Federico Della Puppa “Il video che avete visto non è un’azione fisica di demolizione, ma un’azione culturale di ripensamento del paesaggio. La nostra è la mossa del cavallo, cioè quello che non ti aspetti: solo questa pedina nel gioco degli scacchi può fare delle azioni che gli altri non possono e per noi ciò significa reinventarsi.”

In fin dei conti, come è ben emerso oggi, il vero paesaggio siamo noi.

 


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Tiziana Benincà

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