26 maggio 2020

Treviso

Vi fanno la multa se passeggiate entro 200 metri da casa? Ecco perché si può fare ricorso

Zaia: "Sono state multate persone che secondo la nostra avvocatura non rientrano nei casi"

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Vi fanno la multa se passeggiate entro 200 metri da casa? Ecco perché si può fare ricorso

C’è (ancora) confusione sul tema passeggiate. Lo ha ribadito ieri anche il Governatore del Veneto Luca Zaia: "Scriveremo una lettera ai Prefetti, perché sono state multate persone che secondo la nostra avvocatura non rientrano nei casi, e che sono impugnabili".

 

Il problema riguarda la distanza da casa: pare che in questi giorni siano stati emessi verbali – con multe salate – nonostante le persone siano state fermate a meno di 200 metri dalla propria abitazione. Una distanza fissata dall’ordinanza di Zaia dello scorso 20 marzo.

 

E lo stesso Presidente ha ribadito: “Non c'è nessun problema a camminare entro i 200 metri dall'abitazione per sgranchirsi le gambe, non è uno stato di polizia, dico solo ai cittadini di stare attenti”.

 

Quindi, chi “ha ragione”? Il problema non è poi così complesso, come spiega l’avvocato Giuliano Marin: “In primis vale l’ordinanza firmata da Zaia, la risposta è contenuta nei primi due articoli del decreto legge del Governo del 25 marzo”.

 

I provvedimenti varati dalla Regione, infatti, sono più restrittivi di quelli del decreto, che non prevede la distanza limite di 200 metri, ribadendo comunque la possibilità di uscire di casa solo per motivi di lavoro, salute e necessità. “L’ordinanza di Zaia non è una legge, quindi non c’è contrasto tra norme – continua Marin -. Le motivazioni legate all’emergenza coronavirus giustificano le restrizioni imposte dalla Regione. Certo, il discorso non sarebbe valido se l’ordinanza fosse più permissiva rispetto al decreto”.

 

Le sanzioni emesse in questi giorni – se dovesse risultare che i ricorrenti sono stati fermati davvero a meno di 200 metri da casa – sembrerebbero quindi impugnabili a tutti gli effetti.

 

E c’è già un caso precedente: prima che il decreto legge del 25 marzo facesse chiarezza, il Tar della Campania - nell’ambito di un ricorso contro l’ordinanza regionale con cui veniva fatto divieto di svolgere attività motoria all’aperto - aveva stabilito che, visto “il rischio di contagio, ormai gravissimo sull’intero territorio regionale”, va data “prevalenza alle misure approntate per la tutela della salute pubblica”.

 

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