31 marzo 2020

Ambiente

Vetro campione di economia circolare, riciclo oltre il 76%.

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Vetro campione di economia circolare, riciclo oltre il 76%.

Roma, 19 feb. - (Adnkronos) - Il vetro è un materiale campione dell’economia circolare: grazie al sistema di raccolta differenziata il vetro può essere recuperato e reimmesso nel ciclo produttivo infinite volte. Nel 2018, l’immesso al consumo di imballaggi in vetro è cresciuto dell’1,7%, la raccolta dell’8,4%, mentre la quantità di rifiuti d’imballaggio in vetro riciclato è cresciuta del 6,6% rispetto al precedente anno.

Il tasso di riciclo del vetro da imballaggio è del 76,3% ed è ampiamente superiore a quello richiesto dalla normativa italiana (66%) ed europea (75% entro il 2030). E' quanto emerge dal primo Rapporto di Sostenibilità di Assovetro, l’Associazione Nazionale degli Industriali del Vetro aderente a Confindustria, realizzato da Ergo, Spin off dell’Università Sant’Anna di Pisa.

Assovetro mira a presentare un quadro chiaro, accurato e completo delle prestazioni dell’industria italiana del vetro dal punto di vista sociale, economico e ambientale e per la sua rendicontazione ha esaminato 18 Aziende, 15 produttrici di vetro cavo e 3 di vetro piano che rappresentano, nel loro complesso, il 90% circa della presenza industriale installata in Italia.

“Con questo primo Rapporto - sottolinea il presidente di Assovetro, Graziano Marcovecchio - vogliamo raccontare le nostre attività a partire dai processi produttivi che hanno tutti il loro cuore pulsante nella fusione del vetro. Particolarmente rilevanti sono gli aspetti ambientali delle nostre attività. La circolarità, soprattutto, viene percepita di fondamentale importanza per il contributo, sia ambientale sia economico, che il vetro è in grado di garantire”.

La performance economica: in aumento gli investimenti in innovazione e tecnologie. La produzione delle Aziende Associate rilevate dal Rapporto è in crescita nel triennio 2016-2018 a quasi 4,4 milioni di tonnellate di vetro prodotto nel 2018, in aumento dell’8,2% rispetto al 2016. Il fatturato complessivo del settore è in crescita nel triennio del 6% ed è realizzato prevalentemente con vendite in Italia, con una quota parte tendenzialmente costante nel triennio e pari al 60% circa.

Le spese per l’energia, che nel 2018 hanno inciso per il 15,3%, costituiscono una delle principali componenti del costo del prodotto e impattano in modo significativo sulla competitività delle aziende. Gli investimenti sostenuti per gli impianti di produzione sono fra i principali indicatori dell’orientamento strategico dell’industria del vetro all’innovazione e all’aggiornamento tecnologico.

Tra il 2016-2018 sono stati investiti oltre 298 milioni di euro negli impianti, con una crescita del 44,2%. La propensione del settore all’innovazione e all’efficientamento produttivo è testimoniata anche dall’andamento crescente dei costi sostenuti per la ricerca e sviluppo che sono aumentati, dal 2016 al 2018, del 5,6%, 33 milioni sono stati investiti in ambiente e sicurezza.

Le performance ambientali. La produzione di vetro è un’attività energivora in quanto, per essere fuso, il vetro deve raggiungere alte temperature. Il consumo di energia rappresenta quindi un indicatore chiave per il settore, sotto il duplice profilo economico e ambientale, sia in termini di consumi assoluti, sia di efficienza energetica, sia di utilizzo di energia prodotta da fonti rinnovabili.

L’aumento dei consumi energetici nel triennio è dovuto all’aumento della produzione. L’indicatore di prestazione energetica è rimasto costante nel triennio e pari complessivamente a 0,17 Tep / Ton di vetro fuso. La percentuale di energia rinnovabile risulta in netta crescita, dal 15,37% registrato nel 2016 al 26,20% del 2018. Le emissioni di CO2 (derivanti principalmente dal processo di fusione ad alta temperatura) prodotte per tonnellata di vetro fuso hanno un andamento pressoché stabile tra il 2017 e il 2018 e in diminuzione rispetto al 2016 (sono diminuite del 70% rispetto a 40 anni fa). In calo le emissioni di SOx.

I consumi idrici si sono ridotti significativamente, grazie all’adozione di sistemi a ciclo chiuso mirati alla riduzione delle perdite e al reimpiego delle acque di raffreddamento e di pulizia, attualmente l’utilizzo di acqua riciclata è superiore al 44% dei consumi idrici totali. “Le preoccupazioni sul fronte ambientale e della sicurezza alimentare - osserva Marco Ravasi, presidente del comparto contenitori in vetro di Assovetro - hanno aumentato significativamente l’appeal del vetro".

"I contenitori in vetro sono universalmente percepiti come una garanzia di sicurezza e anno dopo anno il mercato ne richiede sempre di più. Un dato vale per tutti: nei primi 9 mesi del 2019 la produzione delle sole bottiglie è aumentata del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2018. Oggi l’Italia è il secondo paese in Europa per quantità di contenitori prodotte, dopo la Spagna.”

Alta anche l’efficienza di utilizzo delle risorse: per produrre una tonnellata di vetro fuso è necessaria 1,11 ton di materia prima vergine (sabbia e soda); per la stessa quantità di prodotto è sufficiente una tonnellata di rottame di vetro. Le certificazioni ambientali, un indicatore chiave dell’attenzione verso l’ambiente, crescono in termini di siti certificati, + 34% nel triennio.

Sostenibilità sociale: cresce l’occupazione e la quasi totalità sono contratti stabili. A fine 2018 le Aziende italiane del vetro cavo e del vetro piano oggetto del Rapporto impiegavano, complessivamente, 11.277 addetti, con una crescita dell’1,4% rispetto al 2016. I due comparti si caratterizzano per la netta prevalenza di forme contrattuali stabili (quasi il 90%).

Circa il 97% dei lavoratori del settore risulta coperto da contratti integrativi che prevedono l’erogazione di premi variabili collettivi. Percentuali sensibilmente superiori alle medie nazionali. L’industria del vetro sta cercando di colmare il gender gap. Tra gli impiegati la percentuale delle donne è la più elevata (24,2%), la presenza delle donne tra i dirigenti e i quadri è del 19,5%.

La formazione per la preparazione professionale e la sicurezza degli addetti è oggetto di è particolare attenzione: nel triennio 2016-18 sono state erogate 14,3 ore annue di formazione medie pro capite, con un picco di 16,5 ore nel 2017. Investimenti mirati e formazione dei dipendenti hanno sensibilmente migliorato le condizioni di lavoro ed aumentato il livello di sicurezza.

 



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