20 ottobre 2021

Treviso

VERSO L'8 MARZO Raccontare di donne è un mestiere difficile

Manuela Piemone ha appena pubblicato "Le Amazzoni", la storia di tre bambine che nel '42 devono prepararsi a diventare le mamme: "Lo stereotipo della donna di casa sopravvive ancora".

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

VERSO L'8 MARZO Raccontare di donne è un mestiere difficile

TREVISO - E’ in libreria dal 17 febbraio “Le Amazzoni” (Rizzoli) di Manuela Piemonte, scrittrice sceneggiatrice e insegnante. La storia - che uscirà ora anche in Francia Portogallo e Olanda - racconta di tre donne ancora bambine e della loro “vacanza prolungata” nel 1942, in una delle colonie estive allestite dal fascismo. E di un’altra donna - l’amazzone - che della libertà ha fatto la sua vita. Un romanzo storico che restituisce un lavoro di ricerche durato anni ma anche lo spaccato di vita delle nonne e delle pro zie dell’autrice che quel tempo della Seconda Guerra mondiale hanno attraversato. Bambine, le protagoniste del libro, che si preparavano a diventare donne, in epoca fascista.

Come?

Nella colonia estiva dove erano state mandate cucivano bambolotti: dovevano imparare a diventare mamme. Il destino delle donne di allora.

Loro però sognavano di andare incontro a un altro destino...

E l’amazzone, donna libera non ribelle, è l’ideale di donna che si appalesa.

I tempi fortunatamente sono cambiati, le donne non sono più “prigioniere” di un cliché…

Sì, anche se pur non essendo incline alle generalizzazioni, devo dire che lo stereotipo resiste ancora oggi; lo vediamo nella vita di tutti giorni.

Nell’accesso ad alcune professioni, tanto per cominciare?

Certo non come un tempo: nel 1920 – e quindi ancora nell’Italia liberale – vigeva una legge dello Stato che precludeva alla donna di rivestire il ruolo di Preside di una scuola. Solo per fare un esempio, ma ce ne sarebbero molti altri cui attingere alle diverse professioni.

Strada fortunatamente ne è stata fatta da allora. Le chiedo quindi: in che forme sopravvive ancora lo stereotipo a cui accennava?

Non riguarda soltanto il nostro Paese. Banalmente lo riscontriamo negli spot pubblicitari: mamma casalinga e papà al lavoro. Ma poi alberga ancora, nel sentire comune, questa idea che una donna, da una certa età in poi, deve avere una famiglia.

Fare figli… Un retaggio che ci riporta un po’ all’epoca in cui colloca le vicende delle “Amazzoni”…

Ha mai sentito dire a un uomo di 30-35 anni di sbrigarsi a mettere su famiglia? Una sollecitazione che invece una donna si sente rivolgere puntualmente, dopo un determinato compleanno.

Essere donna, nella sua professione, le ha reso le cose meno facili?

 Come scrittrice no. Più come sceneggiatrice: inviare alle case produttrici soggetti che sollevano “questioni femminili” non è sempre stato facile. Mi è capitato che alcune mie proposte venissero bocciate. Talvolta mi sono chiesta se fosse perché le stavo presentando a degli uomini.



Che preferiscono non si parli di certe certi temi: questo intende?

Penso non ci sia una piena percezione dell’”altro mondo”. Bisogna insistere però, altrimenti rimane una realtà non rappresentata. Qualcosa in ogni caso si sta muovendo?

In quale ambito?

L’industria degli audiovisivi ha cominciato a produrre soggetti che per protagoniste hanno le donne. Il pubblico lo apprezza, vuole sentire raccontare queste storie.

 


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Roberto Grigoletto

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