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07 dicembre 2021

Vittorio Veneto

Il Veneto si annette all’Italia. 150 anni fa

Un anniversario da ricordare. Anche se quasi nessuno lo farà

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

Il Veneto si annette all’Italia. 150 anni fa

VITTORIO VENETO - Segnatevi questa data: 22 ottobre.
Il 22 ottobre del 1866, 150 esatti fa, il Veneto - con un plebiscito decide di far parte dell’Italia. La data, la decisione è storica. Da allora niente è più come prima. Da allora l’Italia può fregiarsi di avere in sè la regione Veneto.

Memoria. Che l’anniversario sia da ricordare è indubbio. Ma c’è chi dubita che verrà ricordato.
“Dopo l’incredibile silenzio della nostra giunta sul 27 settembre scorso, 150° della nascita di Vittorio, un’altra importante pagina del passato sta per fare la stessa fine. Stavolta - scrive Michele Bastanzetti del Sac - la censura vede complici Provincia e Regione che pure loro fanno gli gnorri sull’anniversario del 22 ottobre 1866. Quel giorno, dopo la imbelle sottomissione della Serenissima a Napoleone, ci fu il plebiscito per l’adesione del Veneto all’Italia. La formula che gli elettori dovevano sottoscrivere con un SI o con un NO, diceva: “Dichiariamo la nostra unione al Regno d’Italia sotto il Governo Monarchico Costituzionale del Re Vittorio Emanuele II e dei suoi Successori”.

Il plebiscito. Come ricorda Bastanzetti il plebiscito, a Vittorio, ottenne la quasi totalità dei sì : 2409 voti a Ceneda e 1348 a Serravalle. Nell’ intero Distretto Cenedese i favorevoli risultarono 11.086 su 11.091; in Regione favorevoli al Regno furono 646.789, i contrari 70.
“Così il Veneto, 150 anni fa, confermò di voler esser parte d’ Italia- ricorda Bastenzetti -. Ma c’è chi cerca di delegittimare questo plebiscito, senza peraltro riuscire a provare le accuse di costrizioni o brogli sistematici che si sarebbero verificati. Ma quali che siano le opinioni personali su quel voto, è comunque sbagliato ignorare la ricorrenza; occultare una memoria così significativa della storia di Vittorio, del Trevigiano, del Veneto. Quando una istituzione decide di oscurare la storia, per compiacere al partito d’appartenenza o per qualsiasi altro motivo, non dimostra certo una evoluta cultura di governo né grande considerazione verso i cittadini.”

Una richiesta. “Per tentare di evitare che dopo l’anniversario del 27 settembre anche su quello del 22 ottobre cada la mannaia dell’oblio - afferma Michele Bastanzetti - chiedo al Sindaco Tonon, che ha pure il referato “Grandi Eventi”, di attivarsi per darvi risalto. Da ricordare che in città l’esito del plebiscito venne pure confermato dal grande giubilo con cui i nostri avi accolsero Vittorio Emanuele II, una ventina di giorni dopo. Il Re venne in città il successivo il 15 novembre, con la notizia che essa poteva chiamarsi col suo nome: “Vittorio”. Un privilegio, quest’ultimo, che non ebbe eguali in tutta Italia. Ed egli acconsentì persino ad inserire sullo stemma cittadino la corona reale ed il nastrino rosso dei Savoia, simboli che incredibilmente qualcuno vorrebbe eliminare dal gonfalone.”

“Per parte mia, se la giunta me lo chiederà e magari qualche suo ginnico rappresentante vorrà accompagnarmi, sarei disponibile ad issare il 22 ottobre il Tricolore sulla cresta del monte Altare ove anch’esso apparve la prima volta 150 anni fa, il 6 luglio 1866. Un gesto semplice ma significativo e, di sicuro, sempre più dignitoso che tentare di nascondere sotto il tappeto la nostra meravigliosa storia.”

L’epilogo? Si verificherà tra una una decina di giorni. Vedremo se il comune accoglierà favorevolmente la richiesta di un suo cittadino. Se un atto storico fondamentale assurgerà alla cronaca contemporanea. Come memoria. Come atto d’indirizzo, ancora una volta “plebiscitario”.

 


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