05 aprile 2020

Nord-Est

Veneto annuncia ricorso alla Consulta contro "Buona scuola"

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Veneto annuncia ricorso alla Consulta contro

VENEZIA - Pollice verso del Veneto alla riforma del governo sulla 'Buona scuola' ed a una settimana dall'inizio delle lezioni, fissato nella regione per il 16 settembre, il governatore Luca Zaia annuncia il ricorso alla Consulta. Sul piatto, un contenzioso sui compiti che spetterebbero alla Regione in materia scolastica e che sarebbero spazzati via da una riforma che in questi mesi non è stata risparmiata da altre voci critiche.

"La cosiddetta riforma sulla 'Buona scuola - dice Zaia - marginalizza, anzi cancella il ruolo della Regione, vanificandone quei compiti programmatori e di gestione che la Costituzione le ha affidato, al fine di una attenta e aderente conoscenza del territorio e delle sue esigenze".

 

Ma a Zaia risponde Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria nazionale Pd: "mentre Luca Zaia ricorre per l'incostituzionalità della legge 107 di riforma del sistema di istruzione e formazione, il Consiglio Regionale della Liguria respinge la mozione del M5S che proponeva di fare altrettanto. Capisco che per il presidente del Veneto un investimento di 4 miliardi di euro e un piano di assunzioni di 160.000 docenti possa sembrare una cosa strana, visto che quando era al governo del Paese ha contribuito a tagliare 8 miliardi di euro e 125.000 posti di lavoro, ma si può fare. La Costituzione permette di investire nella scuola pubblica, rilanciando l'autonomia scolastica".

 

Il governatore, da parte sua, ha sparato bordate contro il governo anche per quanto concerne i test di ammissione all'università, nel giorno dei "quiz demenziali" per la facoltà di medicina. "Oggi - dice - il diritto allo studio riceve un nuovo durissimo colpo. Non va avanti chi è partito alla pari di tutti e ha dimostrato con gli esami il proprio valore; va avanti chi ha avuto la fortuna di indovinare la casella giusta dove mettere una crocetta".

 

Ma è il no alla riforma della scuola il punto forte dell'impegno affidato dalla giunta veneta alla propria avvocatura: impugnare la riforma Renzi "perché lesiva dell'autonomia amministrativa della Regione". Tre i profili di incostituzionalità della legge indicati nelle sette pagine del ricorso avanzato dalla Giunta regionale. Si rileva prima di tutto che la riforma affida al ministero dell'Istruzione il compito di definire l'offerta formativa dei percorsi di istruzione e di formazione professionale, espropriando la regione di un compito che la Costituzione le affida in competenza esclusiva. Poi, il fatto che la 'Buona scuola' affida agli Uffici scolastici regionali , emanazione diretta del Ministero, e non più alle Regioni il dimensionamento della rete scolastica - cioè stabilire l'ampiezza degli ambiti territoriali in funzione della popolazione scolastica, del numero degli istituti e delle particolari caratteristiche del territorio -, creando così una possibile sovrapposizione di competenze programmatorie tra Ministero e Regioni. Infine, molteplici e puntuali indicazioni contenute nella riforma governativa "determinano - si legge nell'impugnativa - una fitta rete di interferenze con la competenza esclusiva regionale in materia di istruzione e formazione professionale e potenzialmente attribuiscono allo Stato competenza ad adottare non solo norme di principio ma anche disposizioni di dettaglio in materia di istruzione".

 

La giunta veneta così chiede ai giudici della Consulta "di fare chiarezza nel pasticciato provvedimento governativo: non accettiamo - spiega il governatore - il ruolo di spettatori inerti dell'affossamento di sistemi collaudati di istruzione e formazione come quello veneto, dove la Regione ha investito sinora importanti risorse in sostituzione dello Stato, riuscendo a garantire apprezzati livelli di qualità e di inserimento occupazionale".

 

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