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06 dicembre 2021

Valdobbiadene Pieve di Soligo

"La Vecia" di Follina

Il processo non si farà e la vecia attende il 2022 per essere bruciata

| Tiziana Benincà |

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| Tiziana Benincà |

processo de la vecia a Follina

FOLLINA - “Sta bestia de pandemia/anca la tradizhion la se porta via/Ma mi o tut in tea me testa …/Co se podarà rifar la festa/Parecieve an gran pestafun/Parchè mi no ghe sparagnerò a nessun!” così recita il cartello che saluta le persone in centro a Follina, sulla piazza dell’ex municipio.

A reggerlo il fantoccio “dea vecia”, che il sabato sera di metà quaresima viene tradizionalmente bruciato nella piazzetta di fronte al Bar Centrale.

Un rito che purtroppo dallo scorso anno è fermo, ma che a Follina esiste da tempo immemore, quasi sicuramente arrivato dal bellunese, grazie ai pellegrini che qui venivano in processione per pregare la Madonna.

Una tradizione che vive ancor oggi solo in questo borgo e a Treviso e che si è fermata solamente durante la Grande Guerra ed ora con il covid.

Il cosiddetto “processo a la vecia” è una vera festa organizzata dalla Pro Loco e coinvolge tutta la comunità. La Signora Domenica, morta l’anno scorso all’età di 95 anni, fino a 90 anni si è occupata del fantoccio ed ha insegnato l’arte ad altre due signore locali: Anna e Leopoldina.

Una gonna ricavata da una serie di cravatte cucite tra loro che in ogni edizione viene tolta, perché troppo preziosa per vederla andare in fumo; una testa enorme che negli anni passati è stata realizzata da un signore di Valdobbiadene, poi dai ragazzi delle medie, poi ancora da altri volonterosi del luogo.

Dallo scorso anno l’ingombrante testa “dea vecia” gira per la casa della signora Anna che l’ha preparata inserendoci paglia e fieno, ma visto che nemmeno quest’anno sarà possibile utilizzarla, su consenso dei vigili, è stata esposta al pubblico, per non perdere totalmente la tradizione, anzi, per prepararsi alla prossima edizione che sarà ricca di aneddoti.

Nel corso del processo, infatti, vengono menzionati fatti e misfatti pubblici accaduti in paese, che coinvolgono negozianti, baristi, amministratori pubblici. Un appuntamento goliardico che soprattutto negli ultimi 15 anni, da quando la Pro Loco è gestita dai giovani, richiama gente anche dai paesi limitrofi. Si tratta infatti di una vera rappresentazione teatrale anticipata dalla banda musicale: c’è chi scrive i testi in dialetto, chi li recita e poi tutto si conclude con un falò di dieci minuti circa che vuol essere un simbolo di rinascita.

Normalmente il manichino rimaneva esposto dal giovedì al sabato, ma vista la chiusura dello scorso anno e le limitazioni odierne, l’esposizione alternativa “dea vecia” è un modo per far sorridere gli abitanti che si fermano a leggere il cartello e che, certo rattristati dalla mancanza di questo evento, ma rispettosi nei confronti dei molti malati che stanno soffrendo in questo periodo, attendono fiduciosi di poterla bruciare.

 


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Tiziana Benincà

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