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23 gennaio 2022

Esteri

Variante Omicron covid, Oms: "E' in almeno 23 Paesi"

Il dg Ghebreyesus: "Prevediamo che il numero cresca, divieto viaggi non la fermerà"

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Ghebreyesus

MONDO - "L'emergere della variante Omicron" del covid "ha comprensibilmente catturato l'attenzione globale. Almeno 23 paesi di cinque delle sei regioni dell'Organizzazione mondiale della sanità hanno ora segnalato casi di questa variante e prevediamo che il numero cresca". A dirlo è stato il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, oggi durante il consueto aggiornamento sulla situazione Covid nel mondo. "L'Oms - ha assicurato - prende questi sviluppi estremamente sul serio, e così dovrebbe fare ogni Paese. Ma tutto questo non dovrebbe sorprenderci. Questo è ciò che fanno i virus. Ed è ciò che questo virus continuerà a fare, finché gli permettiamo di continuare a diffondersi".

 

L'Oms, spiega il Dg Tedros, "continua a chiedere di ottimizzare la misure sociali e di sanità pubblica e di garantire che le persone ad alto rischio e vulnerabili in tutti i Paesi siano immediatamente vaccinate. Allo stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che abbiamo già a che fare con una variante altamente trasmissibile e pericolosa: la variante Delta, che attualmente rappresenta quasi tutti i casi a livello globale. Dobbiamo usare gli strumenti che già abbiamo per prevenire la trasmissione e salvare vite da Delta. E se lo facciamo, impediremo anche la trasmissione e salveremo vite da Omicron".

 

Chi non lo farà "non fermerà nemmeno Omicron". Anche "i divieti di viaggio generalizzati non impediranno la diffusione internazionale di Omicron e rappresentano un pesante fardello sulle vite e sui mezzi di sussistenza", continua.

 

Il Dg Oms ha ringraziato nuovamente il Botswana e il Sudafrica "per aver rilevato, sequenziato e segnalato questa variante così rapidamente. È profondamente preoccupante per me - ha affermato - che quei Paesi siano ora penalizzati da altri per aver fatto la cosa giusta. Chiediamo a tutti i Paesi di adottare misure di riduzione del rischio razionali e proporzionate, in linea con il Regolamento sanitario internazionale. Ciò include misure per ritardare o ridurre la diffusione della nuova variante, come lo screening dei passeggeri prima del viaggio e/o all'arrivo, o l'applicazione della quarantena ai viaggiatori internazionali".

 

"A livello globale -ha continuato il dg -, abbiamo un mix tossico di bassa copertura vaccinale e pochi test: una ricetta per 'allevare' varianti, e amplificarle. Ecco perché continuiamo a sollecitare i Paesi a finanziare completamente" la piattaforma "Act Accelerator, per garantire un accesso equo a vaccini, test e terapie in tutto il mondo".

 

Il Dg ha chiesto solidarietà, la stessa dimostrata con l'impegno preso oggi nell'ambito dell'Assemblea mondiale della sanità. "Oggi - ha spiegato - gli Stati membri dell'Oms hanno deciso di avviare il processo di elaborazione e negoziazione di una nuova convenzione, accordo o altro strumento internazionale, sulla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie. Il significato di questa decisione non può essere sopravvalutato. Una convenzione, un accordo o un altro strumento internazionale non risolverà tutti i problemi. Ma fornirà il quadro generale per promuovere una maggiore cooperazione internazionale e fornirà una piattaforma per rafforzare la sicurezza sanitaria globale".

 

Nella loro decisione odierna, gli Stati membri hanno convenuto di istituire un organismo negoziale intergovernativo per iniziare a elaborare e negoziare un nuovo accordo. Si sono impegnati a tenere il loro primo incontro entro il primo marzo del 2022 e a presentare l'esito dei loro negoziati all'Assemblea mondiale della sanità nel 2024. Può sembrare un processo lungo, e lo è, ma non dovremmo essere ingenui nel pensare che raggiungere un accordo globale sulle pandemie sarà facile. Ci sono ancora divergenze di opinione su cosa potrebbe o dovrebbe contenere un nuovo accordo. Tuttavia, oggi i Paesi hanno dimostrato al mondo che si può trovare un terreno comune".

 


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