27 novembre 2020

Oderzo Motta

Vandalismo giovanile: "Provocazioni causate dalla mancanza di comunicazione"

Sul fenomeno ecco il commento di Franco Tramarin, psicologo e criminologo, già giudice onorario al Tribunale dei Minori del Veneto

| Gianandrea Rorato |

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Franco Tramarin

MOTTA DI LIVENZA - Atti di vandalismo in serie: quali i motivi del fenomeno?

Qualche giorno fa a Motta aveva creato scalpore la sagoma della Lilt spaccata in due. Si tratta di una sagoma di color rosa presente in parecchi Comuni della provincia e che testimonia la battaglia della ricerca contro il tumore al seno.

Ma in verità negli ultimi mesi sono stati tanti i vandalismi in paese. Dal classico graffitaro che scrive sui muri, a quello che getta in acqua vasi dei fiori sul ponte della Livenzetta. A chi rompe i gerani dei vasi di fronte ai negozi del centro, a chi strappa i fiocchi messi dai commercianti durante le festività natalizie. Ma da dove nascono questi episodi? E che fare?

Franco Tramarin (nella foto), psicologo e psicoterapeuta con studio a Motta di Livenza, è Criminologo clinico, con un passato di giudice onorario al tribunale dei minori del Veneto. «Questi fenomeni denotano una lontananza del mondo giovanile da quello degli “adulti”, o comunque dalle istituzioni. Si tratta di una lontananza relativa alla cultura ma anche nel linguaggio».

Dunque due “mondi” che parlano lingue differenti?
«È un dato di fatto. I giovani sono “nativi digitali” e vivono in un mondo molto diverso da quello dei loro genitori. I quali magari si muovono con agilità nella realtà digitale, ma non ci sono nati. In molti casi non si parla la stessa lingua e la conseguenza più grave è la difficoltà di comunicazione».

Per cui?
«Quando non si riesce a comunicare, in ciascun ambito della vita, le scelte sono due: o ci si ritira o si aggredisce. Non ci sono molte altre possibilità».

Da qui nasce il fenomeno?
«L’atto vandalico contro le sagome della Lilt sono evidentemente delle provocazioni di persone che non riescono o non vogliono comunicare in altro modo. Persone che forse ignorano il valore simbolico di quelle sagome. Se avessero recepito il concetto che comunicano, evidentemente questi atti non sarebbero accaduti. Parlo della sagoma, come della bicicletta rosa nella rotatoria, il fiocco di Natale, il semplice vaso di fiori lungo il ponte. Forse dobbiamo fare mea culpa e verificare se il mondo degli “adulti” riesca a trasmettere queste conoscenze ai ragazzi. Se i giovani non conoscono una certa realtà, tendono a disprezzarla, a distruggerla in base a questo vuoto pregresso. E nascono i problemi».

Come se ne esce?
«Non possiamo fermarci alla fase della sola indignazione, dobbiamo sforzarci di capire. L’ideale è di coinvolgere i giovani nel mondo degli adulti. Le modalità sono tante. Ad esempio istituire un Ufficio Giovani, in modo tale che le due sfere adulti-giovani trovino un punto di contatto. Magari un punto informativo in cui si parla di Covid tra i giovani, oppure i ragazzi che possano far parte di qualche realtà di volontariato. Ossia non lasciarli soli perché quando non c’è dialogo nasce la paura. L’atto di vandalismo non è fine a sé stesso, è un segnale di un disagio latente che non può essere solamente represso».
 

 


| modificato il:

Gianandrea Rorato

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