23 giugno 2021

Treviso

Vampiri dei social media, adolescenti che navigano in rete tutta la notte

Il "vamping" è un fenomeno sempre più diffuso che si è aggravato con la pandemia. "Si tenta di scacciare la noia e di coprire i vuoti"

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

vampiri dei social media

TREVISO - Adolescenti e giovani che trascorrono anche l’intera notte in rete, a chattare o a parlare, a guardare serie e film o a giocare. Si chiama “vamping”, derivato della parola “vampiro”. Questi utenti del web sono considerati infatti «vampiri dei social media». La professoressa Maria Serena insegna Lettere in un istituto tecnico, dopo essersi dedicata per dodici anni al sostegno. Sul vamping si è imbattuta per caso ma poi l’ha studiato sempre di più, specializzandosi. “Confesso che non sapevo di che cosa si trattasse. Quando però ho assegnato ai miei alunni un testo per casa chiedendo di raccontare qualcosa sul fenomeno, mi si è aperto un mondo: diversi studenti hanno raccontato esperienze, proprie ed altrui, di notti passate sul web per lunghi periodi, soprattutto durante i recenti lockdown, ho cominciato ad allarmarmi”.

Ci sono soggetti predisposti al vamping?

I ragazzi coinvolti nel vamping non sono necessariamente soggetti ‘problematici’: certamente chi si sente solo, incompreso, poco ascoltato è più esposto al problema, ma spesso per gli adolescenti si tratta di una modalità di funzionamento ‘alternativa’ alla realtà, che aiuta a scacciare la noia e a colmare i vuoti lasciati dai mancati contatti sociali e dall’azzeramento delle attività extrascolastiche, fenomeni molto accentuati in questo periodo.

E quindi invece di andare a letto si mettono davanti al pc...

Alla sera, terminate le incombenze quotidiane, si mettono in contatto con gli amici, in chat o in chiamata, perdendo spesso la cognizione del tempo: diversi di loro passano anche due o tre ore telefonando e non si accorgono che si fa notte fonda… qualcuno si addormenta in chiamata e se ne accorge risvegliandosi, quando fa giorno. Altri, una volta salutati gli amici, iniziano a vedere serie, film, a giocare online, senza più riuscire a smettere se non quando, esausti, sono sopraffatti dal sonno a metà della notte o alle prime luci del mattino.

Con quale frequenza?

Il fenomeno, per alcuni, si ripete più notti di seguito, specialmente se il giorno dopo non devono andare fisicamente a scuola; in certi casi può diventare un impulso incontrollabile, praticamente una dipendenza.

Quando e quanto c’è da preoccuparsi?

Stiamo parlando di una percentuale non irrisoria di ragazzi che va a dormire, se va bene, non prima delle 2 o 3 di notte praticamente tutti i giorni, specialmente se il giorno dopo non deve andare fisicamente a scuola. Stiamo parlando di adolescenti che non dormono abitualmente più di 4-5 ore per notte, alcuni dei quali lo trovano normale. Certi hanno addirittura scambiato il giorno con la notte: vegliano nelle ore notturne, al mattino ‘seguono’ le videolezioni e, non appena queste finiscono, si buttano a letto e dormono tutto il pomeriggio, svegliandosi all’ora di cena.

Per non parlare - immaginiamo - della improduttività in classe o in video lezione al mattino, vero?

La mancanza di sonno li rende nervosi, intrattabili, privi di lucidità, incapaci di portare a termine i compiti più banali, non solo a scuola, ma nella vita di ogni giorno; anche le amicizie si riducono a contatti virtuali, non sempre gratificanti per tutti: molti denunciano, al di fuori degli spazi di divertimento, una profonda solitudine quando poi si scollegano dal web.

Quanto il vamping può essere considerato un problema esterno ai ragazzi?

In molti casi le storie raccontate non sono le loro ma quelle di amici e conoscenti che hanno attraversato questa dipendenza (e l’hanno superata). Si tratta di testimonianze che mi hanno colpito per la consapevolezza e la maturità che ne emerge: i ragazzi avvertono che si tratta di un fenomeno pericoloso, che può provocare seri danni; se ne preoccupano e decidono di fare qualcosa. Alcuni studenti riferiscono di aver aiutato compagni ed amici ad uscire dalla spirale del vamping, parlando con loro o avvisando insegnanti e genitori.

Quindi c’è chi riesce a uscirne?

Le storie che ho letto sono tutte a lieto fine, perché, aiutati dagli adulti, questi amici dopo un po’ sono riusciti ad uscire dal ‘tunnel’ e a riprendere una vita normale, recuperando anche gli insuccessi scolastici. Emerge però, in tutti i casi, un percorso faticoso e doloroso, simile a quello di chi si disintossica da una dipendenza: rabbia, ribellione, crisi di astinenza… tutto fa pensare a una liberazione da un vortice divenuto incontrollabile, che si ferma solo col sostegno di altre persone e con una paziente e costante vicinanza affettiva.

La scuola che cosa può e deve fare?

La scuola non può controllare direttamente il vamping, perché il fenomeno avviene tra le pareti domestiche, lontano dagli occhi degli insegnanti, spesso all’insaputa degli stessi genitori. Tuttavia, vedendo i ragazzi stanchissimi in videolezione, assenti, in ritardo e/o scolasticamente improduttivi, i docenti possono e devono intervenire interpellando le famiglie. Se si ha il sospetto che qualche ragazzo/a non dorma a sufficienza, bisogna mettere in guardia i genitori: molti di loro non hanno idea di quanto stia succedendo ai loro figli e, una volta allertati, in molti casi stanno più attenti e la situazione migliora.

Parlarne insieme in classe fa bene allora?

Può essere sicuramente affrontato come argomento di interesse generale nelle classi e - perché no ? - anche in Educazione civica. La mia esperienza mi dice che i ragazzi hanno una gran voglia di raccontarsi e, quando si dà loro un’occasione per farlo, ne emergono testimonianze profonde, lucide e illuminanti: dei veri e propri spaccati sull’adolescenza che hanno molto da far riflettere il mondo adulto.

Come prevedibile, durante quest’anno pandemico il “wamping” si è aggravato.

Per due principali ragioni. La prima è legata alla drastica riduzione delle relazioni che i diversi lockdown hanno provocato: lo sport, il volontariato, le feste, le occasioni d’incontro sono stati pressoché azzerati; a scuola non si fanno più uscite e viaggi d’istruzione, non si va più al cinema o a teatro. Se si toglie ai ragazzi tutto questo, loro se lo riprendono nell’unico modo possibile: di notte, quando nessuno li sorveglia, li controlla, o impone loro regole, nell’unico spazio loro rimasto lontano da occhi indiscreti: il web. Il web amico, il web non amico: non importa, purché possa fungere da sostituto di quegli spazi di iniziazione che sono venuti meno.

E l’altra ragione?

È forse più banale: se il giorno dopo non devo andare a scuola, basta che mi svegli alle 8 meno dieci e in un attimo sono in videolezione, quindi posso godermi un po’ di più la notte. Siccome la telecamera si può lasciare spenta (basta addurre problemi di connessione o semplicemente fare finta di niente), posso non alzarmi dal letto, restare in pigiama, non pettinarmi, fare colazione intanto che il professore non vede… se ho una faccia da zombie, chi vuoi che se ne accorga? Se non ho fatto i compiti, me la cavo grazie all’aiuto dei compagni che mi suggeriscono tramite chat o passandomi gli esercizi. Per le verifiche la possibilità di barare è enormemente maggiore… quindi perché studiare? Meglio giocare e chattare… anche di notte, perché no? In due parole, si chiama abituarsi a fare sempre meno: si chiama pigrizia. I ragazzi stessi lo ammettono e lo riconoscono apertamente.

Consigli?

Non bisognerebbe lasciare per lunghi periodi i ragazzi a casa: bisogna interrompere la loro comfort zone con una frequenza regolare, magari per piccoli gruppi, almeno uno-due giorni alla settimana, anche nei periodi di massima diffusione del contagio. I ragazzi sanno che devono presentarsi a scuola: occorre svegliarsi presto, lavarsi, vestirsi, studiare, arrivare coi compiti fatti, affrontare interrogazioni… di conseguenza bisogna dormire! Se questi gruppetti si potessero fare in tutte le classi, con pochi allievi alla volta, io credo che i rischi per la sicurezza sarebbero irrisori e che, pedagogicamente parlando, sarebbe un’importante opportunità per tenere attivi i ragazzi.

 


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Roberto Grigoletto

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