20 settembre 2020

Lavoro

Una strategia per le imprese?

Aumentano le preoccupazioni per il dato del Pil

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istat

LAVORO - Sono appena usciti i dati ISTAT sul Pil. Nel secondo trimestre del 2020 il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito del 12,8% rispetto al trimestre precedente (gennaio-marzo 2020) e del 17,7% nei confronti del secondo trimestre (aprile-giugno) del 2019. La stima preliminare del Pil diffusa a fine luglio era stata del -12,4% mentre quella tendenziale del -17,3%. Si rilevano pertanto dati peggiori delle attese.

Già in questo mio articolo avevo evidenziato le preoccupazioni per la stima preliminare ma, il ministro Gualtieri non sembra turbato e prevede un forte balzo del Pil nel terzo trimestre 2020 perché, le entrate tributarie per IRPEF e IRES in autoliquidazione versate nel mese di agosto, sono superiori del 9% rispetto allo stesso mese del 2019.

Fossi nel ministro, non sarei così certo del balzo perché i versamenti in autoliquidazione delle imposte IRPEF E IRES sono relativi al saldo 2019 (che non aveva effetti Covid) e l’anticipo 2020. Molte impese e professionisti hanno versato il 20 agosto l’acconto e il saldo con la maggiorazione dello 0,4% sul pagamento che doveva essere effettuato il 20 luglio. Pertanto, è probabile che il dato dei versamenti fatti nel mese di agosto sia inquinato da questi slittamenti.

Detto ciò, preoccupa non solo il calo del Pil, ma anche per cosa questo significa per i principali indicatori legati ad esso che sono, il rapporto deficit/Pil e il rapporto debito/Pil, quest’ultimo stimato a circa il 160% ma, destinato a salire ulteriormente se il denominatore, ossia il Pil, cala ancora e, il numeratore, ossia il debito, aumenta ulteriormente.

La normativa impone in alcune situazioni, per ridurre il rischio contagio da Covid-19, ad aziende ed enti di nominare un Covid Manager. Ma chi è costui? Per la Regione Veneto è “colui che svolge funzioni di coordinatore per l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo e con funzioni di punto di contatto per le strutture del Sistema Sanitario Regionale”, e dovrà essere individuato dal datore di lavoro in ogni azienda come un referente unico tra i soggetti componenti la rete aziendale della prevenzione ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Nelle micro e piccole aziende questa figura corrisponde al datore di lavoro o al responsabile del Servizio di prevenzione e protezione (RSPP), o ad un soggetto che ha potere organizzativo e direzionale.

Ora, con gli ultimi numeri dell’ISTAT sull’andamento economico del paese che sono peggiori del previsto, le aziende, soprattutto quelle con una precaria situazione economica e finanziaria, dovrebbero valutare i rischi che tutto ciò comporta per garantire la continuità aziendale ed anticipare la crisi. Non è certo un compito semplice ma, dovrebbe essere fatto perché la morte di un’impresa vuol dire dipendenti licenziati, clienti che non ricevono prodotti e/o servizi, mancati introiti di imposte e contributi da parte dello stato, crediti non incassati dai fornitori, professionisti e istituti di credito. Un’impresa è questo, se chiude non perde solo l’imprenditore, perde tutta la comunità in cui opera e perde il paese intero.

Se il Covid Manager valuta i possibili rischi di contagio e pianifica e attua le soluzioni per ridurli, ecco una figura, che dovrebbe già esistere in affiancamento al datore di lavoro, e che si potrebbe chiamare “Covid Manager Eco-Fin” oppure, come io preferisco, “lo stratega d’impresa”. Quali dovrebbero esser le funzioni principali di questa figura? In un momento come questo, dove stanno cambiando molte cose, è indispensabile per un’impresa avere una strategia. La chiave di questa trasformazione è mettere la strategia al centro del processo di gestione. D’altro canto, è impossibile attuare una strategia senza prima averla compresa, e non la si può comprendere senza descriverla.

L’essenza della strategia consiste nello scegliere di svolgere le attività in modo diverso, così da offrire una proposta di valore unica. La strategia implica il passaggio di un’organizzazione dalla sua posizione attuale a una futura, desiderabile ma incerta. Poiché l’organizzazione non ha mai raggiunto questa posizione che si prefigge, il percorso comporta una concatenazione di ipotesi correlate. La strategia non può limitarsi a specificare i risultati desiderati ma deve anche descrivere in che modo saranno ottenuti. Come hanno detto Kaplan e Norton, la strategia senza tattica è la via più tortuosa e faticosa verso la vittoria, la tattica senza strategia è un vuoto chiacchiericcio prima della sconfitta.

Dopo avere specificato come si prevede si ottenere i risultati desiderati, bisogna elaborare i dati economici e finanziari in forma prospettica e, come già scritto in parte in questo articolo, effettuare diverse simulazioni e metterli sotto stress-test per verificarne la tenuta e i punti di rottura. Imprenditori e professionisti non vedono un piano strategico nazionale e, siccome scelte aziendali si legano a riforme e investimenti dello stato, sono parecchio preoccupati.


di Claudio Bottos
Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale

 



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