18 ottobre 2021

Castelfranco

Una mostra per riscoprire Noè Bordignon, pittore di poveri e umili

Castelfranco e San Zenone ospitano la prima mostra monografica su Bordignon: «La sua rivalutazione era attesa da molto tempo, dai suoi concittadini e dal mondo accademico»

| Leonardo Sernagiotto |

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| Leonardo Sernagiotto |

Noè Bordignon - Vita quotidiana a San Zenone

CASTELFRANCO / SAN ZENONE - Una mostra per riscoprire e valorizzare un artista protagonista di primo piano della cultura figurativa del Veneto tra XIX e XX secolo. «Noè Bordignon. Dal realismo al simbolismo» è prima di tutto un riconoscimento che Castelfranco e San Zenone degli Ezzelini, rispettivamente luogo di nascita e di morte del pittore, hanno voluto tributare ad un pittore che ha saputo fondere modernità nel linguaggio espressivo con soggetti semplici, quotidiani ma per questo mai banali.

Pittore degli poveri e degli umili, Noè Bordignon, nato anch’egli da una modesta famiglia, fu infatti sempre legato alla sua terra, alla sua gente e soprattutto al profondo senso religioso che pervadeva entrambe. Proprio per questo motivo, il pittore nato nel 1841 a Salvarosa e morto esattamente 100 anni fa a San Zenone, subì l’ostracismo di molti circoli artistici, in primis la Biennale di Venezia, che non perdonava a Bordignon la sua vicinanza spirituale al mondo povero e disagiato delle campagne, visto come depositario di profonda spiritualità e idealizzato per i suoi valori morali.

Tuttavia, le opere di Bordignon punteggiano il nostro territorio e sicuramente anche voi ne avrete visto almeno una: per restare a Castelfranco, sono sue ad esempio le lunette affrescate nell’edificio davanti al Teatro Accademico, così come la facciata della chiesa della Pieve. L’affresco fu infatti la sua tecnica prediletta, con la quale decorò numerose edifici sacri, tra tutti la chiesa parrocchiale di San Zenone degli Ezzelini, che conserva il monumentale “Giudizio Universale” realizzato da Bordignon nel 1879.

Ospitata su due sedi, il Museo Casa Giorgione a Castelfranco e Villa Marini Rubelli a San Zenone, la mostra è la prima esposizione monografica dedicata a Bordignon: le oltre 60 tele dell’artista, ai quali si aggiungono schizzi e bozzetti, saranno confrontati con i lavori di altri pittori contemporanei (Ciardi, Zandomeneghi, Milesi, etc), in un percorso espositivo che racconterà l'evoluzione artistica del pittore, dal realismo al simbolismo. La mostra è curata da due dei massimi esperti in materia, Fernando Mazzocca ed Elena Catra, autori, insieme ad altri storici dell’arte, di un corposo catalogo-studio, che diverrà punto di riferimento per gli studi su Bordignon e, in generale, sulla pittura veneta tra Otto e Novecento.

Dal 18 settembre 2021 al 16 gennaio 2022, saranno visibili al pubblico capolavori indiscussi del pittore castellano, opere divenute iconiche per la pittura dell’Ottocento veneto anche tra il vasto pubblico come “La mosca cieca”, “La pappa al fogo” o “Per l’America (i Migranti)”, quadro riguardo il quale il curatore Mazzocca scrive: «Il Bordignon che catechizza i contadini veneti, celebrando i fasti della Cristianità nelle volte delle chiese di campagna e il Bordignon che è partecipe dei loro drammi familiari, che sta al fianco di quelli che emigrano, come nel commovente Per l’America del 1887, sono la stessa persona».

L’esposizione si qualifica inoltre come un’importante opera corale, che vede il coinvolgimento, oltre che dei due Comuni capofila, di altri undici comuni (Altivole, Asolo, Bassano del Grappa, Cassola, Cartigliano, Castello di Godego, Loria, Maser, Monfumo, Riese Pio X e Rosà), che ospitano ventuno siti, valorizzati dalla realizzazione di tre itinerari sul territorio pedemontano, che, attraverso brochure, totem e segnaletica ad hoc, rimarranno attivi anche dopo la fine della mostra.

Una mostra dunque volta ad approfondire tutti gli aspetti artistici e umani di Noè Bordignon e per tale motivo fortemente voluta dalle due amministrazioni di Castelfranco e San Zenone, come ricordato dai rispettivi primi cittadini, Stefano Marcon e Fabio Marin: «La rivalutazione di Bordignon era attesa da molto tempo, dai suoi concittadini e dal mondo accademico. Abbiamo voluto realizzare un evento di alto valore scientifico, ma anche fortemente radicato nel territorio, dando vita ad una positiva collaborazione tra due amministrazioni e soprattutto riuscendo a coinvolgere e a mettere in rete i principali comuni che nella pedemontana conservano memoria e testimonianza dell’opera di Bordignon: un patrimonio che siamo convinti vada assolutamente valorizzato, così come i paesaggi di queste nostre terre, riproposti e immortalati nelle opere di un artista che, ci auguriamo, anche i giovani potranno ora adeguatamente conoscere e apprezzare».

 


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Leonardo Sernagiotto

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