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29 novembre 2021

Treviso

Un Primo Maggio per dire ancora una volta basta alle morti sul lavoro

Cgil e Cisl si ritroveranno domani davanti al Ca' Foncello. Visentin e Paglini: "Il lavoro deve essere strumento di vita. Pretendiamo certezze nell’applicazione delle regole e norme di sicurezza.

| Roberto Grigoletto |

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Un Primo Maggio per dire ancora una volta basta alle morti sul lavoro

TREVISO - Il Primo Maggio di quest’anno hanno scelto di celebrarlo alle porte del Ca’ Foncello, l’ospedale di Treviso. Per la Cisl di Treviso e Belluno e la Cgil della Marca sarà un modo per dire grazie agli operatori sanitari – medici, paramedici, infermieri e a tutto il personale – per l’impegno diuturno profuso in questo quasi anno e mezzo di pandemia. “Altro che garantiti, sono i garanti della nostra salute” – assicura il segretario cislino Massimiliano Paglini.

Una Festa del Lavoro che, dall’altro lato, non potrà non essere l’occasione – l’ennesima e triste – per dire basta sul serio alle morti sul lavoro dopo l’incidente di ieri nel cantiere di Montebelluna.“La Festa dei lavoratori viene scompaginata alla luce di quanto è successo ieri: non si può continuare a morire per il lavoro che deve essere invece strumento di vita e di dignità” – continua Paglini. “Per questo pretendiamo che siano garantite certezze nell’applicazione delle regole, nel rispetto delle norme della sicurezza, attraverso l’incremento degli operatori preposti a verificare i cantieri. Più in generale assicurando il rispetto della dignità delle persone e di chi ogni giorno offre la propria prestazione per la crescita e lo sviluppo del nostro territorio”.

Gli fa eco il segretario provinciale della Cgil, Mauro Visentin: “Quando si deve commentare un incidente sul lavoro, non è mai semplice, soprattutto se l’incidente è grave o addirittura mortale. Tante sono le variabili che possono provocarlo: la mancanza di protezioni o di strumentazioni adatte, la pericolosità, la stanchezza, l’impreparazione, l’imperizia, l’incuria….Certamente non la fatalità o la sfortuna, perché ai nostri giorni non è pensabile che si verifichino incidenti così per caso. Ci sono leggi, procedure, regole, modalità che fanno sì che non ci si possa appellare al caso”.

Di strada da percorrere per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro ce n’è ancora tanta, conclude Visentin: “Se le norme esistono, quello che manca è la cultura della sicurezza, che deve essere propria di lavoratori ed aziende. Una cultura che si conquista cambiando le priorità. Prima viene la salute e la sicurezza e dopo il profitto. Prima ci si ripara e dopo si lavora. È difficile soprattutto in alcuni contesti dove il costo del lavoro: i tempi di realizzazione fanno la differenza. Servono pertanto manutenzioni e formazione programmate e certificate, servono investimenti appropriati, servono controlli, ispezioni ed in alcuni casi anche sanzioni e inabilitazione alla professione. Anche perché purtroppo come in questo ultimo caso si è impedito ad un ventitreenne di continuare a vivere”.

 


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