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28 novembre 2021

Un incontro mancato

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Luca Barbirati | commenti |

Rainer Maria Rilke ha avuto una vita intensa, piena di amori e di avventure. Celebre è la relazione amorosa con la filosofa Lou von Salomé, già amante di Nietzsche e dell’aforista Paul Rée. Un’altra è con la madre dei fratelli Klossowski, Pierre e Balthus, la pittrice polacca Baladine Klossowska. Come un cerchio magico, Rilke scopre l’amore e la poesia grazie alla russa Lou, e sempre dalla Russia proviene la sua ultima passione, la poetessa Marina Cvetaeva, conosciuta nell’ultimo anno di vita, per merito del comune amico Boris Pasternak.


Rilke, il 3 maggio 1926, cerca la giovane immigrata anticomunista, della quale non conosce nulla, se non che è una sua ammiratrice. Le regala una copia dei propri versi, i “Sonetti ad Orfeo” e le “Elegie duinesi”, con queste parole: «sono per Lei, sono di Sua proprietà». Sulla prima pagina delle ”Elegie”, le dedica: «Ci tocchiamo. Come? Con un batter d’ali». Rilke, ignaro della morte incombente, spedisce la sua prima lettera senza celare le proprie intenzioni: «Perché (…) non mi è stato concesso di incontrare Lei? (…) Lo si potrà ricuperare un giorno?». La risposta non tarda ad arrivare. Dopo soli sei giorni, da St. Gilles sur Vie, Cvetaeva si abbandona alla stesura di una lunga epistola, densa ed appassionata. I due poeti si scrivono in tedesco, in francese ed in russo, anche se nessuna di queste lingue sembra riuscire a contenere il loro amore, il loro tormento, la loro poesia.

Cvetaeva: «Sai perché Ti dico Tu e Ti amo e… e… e… Perché Tu sei una forza. La più rara. (…) Che cosa voglio da Te, Rainer? Nulla. Tutto. Che Tu mi conceda di sollevare lo sguardo verso di Te ogni istante della mia vita, come verso un monte che mi protegge (un angelo custode di pietra!)».

Rilke: «Marina, hai affondato le Tue mani nel mio cuore come nella conca di una fontana fluente: ora è a Te che corre, fin tanto che ve le terrai, il flusso deviato… non respingerlo. Che dire: tutte le mie parole, le mie parole, tutte, anelano a venire subito da Te, nessuna vuol cedere il passo all’altra».

Il loro amore dura da maggio a novembre. Rilke trascorre questi mesi in Svizzera, nel Canton Vallese, ricoverato in un sanatorio. Lo scrittore non riesce più a trovare l’armonia col proprio corpo, il  sè-poeta è in contrasto col sè-uomo. Tutto gli sembra discorde, «l’anima vestita in un modo, il corpo in altro» confida alla giovane amante. Cvetaeva, drammaticamente in miseria, vive a Vandea nella Loira, coi due figli Georg e Ariadna e col marito, in una camera in affitto presso una famiglia di anziani pescatori. Se in Rilke sembra più il corpo a soffrire, in Cvetaeva è l’anima a soccombere: «nessuna consolazione, finché non saremo morti noi stessi».

17 lettere in 7 mesi. Questo è il tempo e lo spazio in cui i due poeti si amano, donando uno all’altro ciò che vivono quotidianamente: versi, immagini, angosce e la propria naturale esistenza solitaria. Nel 1929, sulla rivista praghese “Volja Rossii”, Cvetaeva scrive che «i sogni reciproci non esistono. O sono io a evocare l’altro nel sogno, oppure è l’altro a entrare nel mio. È faccenda di uno solo, non di due». Così, come un sogno unico, si può leggere il loro epistolario. Un Unico formato da dissimili che giungendosi creano una specie nuova e diversa.

L’incontro, la fusione della Poesia con altra Poesia, genera un Assoluto inconoscibile, prima che per il lettore, per gli stessi portatori di tale mistero. Si può davvero osservare con occhi e toccare con mano l’Assoluto? Nè Rilke nè Cvetaeva riescono a vincere la Grazia e la Bellezza che li rende fortuiti custodi di un segreto, al di là della loro scienza e della loro volontà. Infatti, al loro primo appuntamento parigino, a inizio novembre, non si presenta nessuno. Rilke muore il 29 dicembre 1926 di leucemia acuta; Cvetaeva s’impicca il 31 agosto 1941. Finisce così, o forse cambia solo forma, la vita dell’Amore e della Poesia dei due tra i più alti interpreti del Novecento.

Marina Cvetaeva, Rainer Maria Rilke, Lettere (SE, 2010)



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