12 maggio 2021

Treviso

Un anno tutto per la famiglia inaugurato in diocesi dal vescovo Michele

Senza le famiglie non avremmo potuto sostenere la crisi come stiamo facendo. Non possiamo chiedere loro soltanto, senza dare nulla in cambio" - ha raccomandato mons. Tomasi.

| Roberto Grigoletto |

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Un anno tutto per la famiglia inaugurato in diocesi dal vescovo Michele

TREVISO - Di attenzione ne avevano bisogno anche prima. Ne hanno sempre avuta. Con la pandemia ancora di più. Anche perché senza le famiglie non se ne esce. Lo ha detto chiaro e tondo il vescovo di Treviso Michele Tomasi: “Riconosciamo il valore delle famiglie come società e come Chiesa. Senza di loro non potremmo sostenere questa crisi. Hanno bisogno e hanno diritto all’ascolto, al sostegno di tutti, della Chiesa e delle istituzioni”. Venerdì in diocesi, nella festa di San Giuseppe, è stato inaugurato l’anno delle famiglie indetto dal Papa, cinque anni dopo la pubblicazione dell’enciclica Amoris Laetitia.

Un anno pastorale dedicato all’annuncio del Vangelo della famiglia. “Senza le famiglie – ha esordito il presule nell’omelia - non avremmo potuto sostenere la crisi come abbiamo fatto, come stiamo facendo. Non possiamo chiedere loro soltanto, senza dare nulla in cambio: dobbiamo almeno riconoscerne il valore e metterci insieme, tutti, persone e istituzioni, a loro servizio”. E commentando il Vangelo della solennità di San Giuseppe (lo smarrimento e il ritrovamento di Gesù dodicenne al tempio di Gerusalemme), il Vescovo di Treviso ha proposto una interpretazione del momento che stiamo attraversando: “Quell’episodio ha creato in loro un dolore e un’angoscia che rende così vicini a noi Maria e Giuseppe alle nostre paure e tribolazioni, alle nostre angosce e fatiche, soprattutto in questo tempo così complicato. Penso alla distanza e all’assenza di tanti che hanno perso i loro cari, o che hanno visto ridurre le loro relazioni vitali, come gli anziani, a casa o nelle case di riposo, e le tante persone che hanno bisogno di intensità di contatto che le norme tendono a impedire”.

Da mons. Tomasi l’invito però a non disperare ma a continuare a chiedere aiuto nella prova – ha aggiunto – che ci fa piccoli e sperduti, in questa novità, inaspettata, che ha fatto irruzione nella nostra vita. ”Novità che forse avremmo potuto attenderci con una maggiore attenzione alla verità, alla giustizia sociale, alla salvaguardia del creato, ma che nondimeno ci ha sorpresi e che ancora oggi, a distanza di un anno dal suo inizio, facciamo ancora fatica a comprendere del tutto. La nostra fatica, la paura, anche l’angoscia fanno parte della nostra vita di fronte all’irruzione di eventi improvvisi, ma non sono l’ultima parola, non sono esse a darci il senso della vita. Nel limite, anche nella mortalità della nostra esistenza, siamo chiamati a cogliere il senso del vivere e dell’amare”.

 


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