27 novembre 2020

Castelfranco

Un abbraccio per superare la pandemia: al centro "Domenico Sartor" l'innovativa struttura "Emozioni senza confini"

Il centro servizi alla persona di Castelfranco ha realizzato una struttura che permetterà incontri in sicurezza tra familiari e ospiti.

| Leonardo Sernagiotto |

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Un abbraccio per superare la pandemia: al centro

CASTELFRANCO - Si chiama “Emozioni senza confini” la nuova struttura ideata e realizzata all’interno del centro servizi alla persona “Domenico Sartor”. E di emozioni ne regala certamente molte: dopo mesi di distacco fisico, ora gli ospiti del centro potranno toccare nuovamente i propri cari che fanno loro visita, il tutto in completa sicurezza.

“Emozioni senza confini” è uno spazio realizzato con struttura di vetro e alluminio all’ingresso della casa di riposo, in cui sono state ricavate 12 postazioni dotate di guanti inseriti nella parete per consentire il contatto fisico e di un dispositivo audio (cuffie e microfono) per la conversazione. Sistemi di sanificazione ad ozono e fotocatalitici consentono una costante igienizzazione degli ambienti. Al centro della sala, vi è poi un led-wall, un cubo multimediale che, sfruttando la tecnologia immersiva, proietta immagini rilassanti di arte, natura o anche di ambienti familiari (i parenti possono infatti girare dei video e inviarli al centro), stimolando positivamente i cinque sensi dell’ospite.

Come ha dichiarato la direttrice Elisabetta Barbato: «Il mancato contatto fisico e visivo ha causato il declino cognitivo e un regresso comportamentale in molti nostri ospiti. La necessità di poter garantire nuovamente un contatto fisico era fondamentarle, dato che niente è più confortevole di un abbraccio: è un gesto empatico, aumenta l’autostima, dà energia e permette al nostro organismo il rilascio di endorfine e di ossitocina. Noi abbiamo sempre ricercato il benessere fisico, mentale ed emotivo dei nostri ospiti e questa struttura rientra in un macroprogetto più ampio, che vede un nuovo approccio multidisciplinare sviluppato insieme all’Università di Padova».

Le fa eco il presidente della Sartor, Maurizio Trento: «Il lockdown è stato un momento snervante per i nostri ospiti, sebbene comprendessimo a pieno la gravita della situazione. Questa estate siamo riusciti a garantire il contatto visivo tra ospiti e parenti, ma non ancora quello fisico. Abbiamo dunque iniziato a pensare a una soluzione che permettesse il contatto in tutta sicurezza: lavorando con diverse ditte, siamo giunti a un materiale morbido, resistente e avvolgente ma che permette anche di poter sentire il calore dell’altra persona. Si tratta di una soluzione molto apprezzata da chi ha effettuato i vari test».

La nuova struttura ha ricevuto i complimenti e gli elogi delle autorità civili e sanitarie presenti, in primis il sindaco Stefano Marcon, che ha sottolineato la visione verso il futuro di questa struttura, che guarda già oltre l’emergenza Covid 19. Entusiasta anche il consigliere regionale Nazzareno Gerolimetto, che ha ribattezzato la struttura come “sala del rispetto”, rivolto verso una generazione protagonista del miracolo del Nord-est e ora provata dall’emergenza sanitaria. Ha preso la parola anche George Louis Del Re, direttore dei Servizi socio sanitari dell'Ulss 2: «Sono rimasto molto colpito dall’organizzazione di questa struttura. Come Paese stiamo scontando l’immobilismo di molti anni, nei quali siamo rimasti fermi su vecchi modelli. Quello di oggi è un esempio di ottima innovazione che va fatta conoscere il più possibile, anche per fornire la spinta per l’innovazione e il miglioramento».

Naturalmente i commenti più entusiasti giungono dai parenti degli ospiti, che dopo tanti mesi possono ora tornare a toccare i propri cari. «Per me è un sogno poter riabbracciare mio cugino, con il quale c’è sempre stato un affetto molto profondo. Poterlo toccare è una cosa bellissima» commenta una signora, mentre un’altra donna aggiunge: «Oggi è un giorno importante. Il contatto tramite videochiamate non bastava: più volte mia madre, ospite della casa di riposo, continuava a dirmi “Ho bisogno di sentire il calore della vostra pelle”. Ora finalmente è possibile».



Infine, era presente anche il presidente del Lions Club di Castelfranco, Domenico Battiloro, che a nome del club ha donato alla casa di riposo un robot, destinato al reparto ammalati di Covid, che permette agli operatori sanitari di svolgere alcune mansioni basiche ma necessarie (prendere la temperatura, portare le medicine, etc.) in completa sicurezza, diminuendo l’esposizione al potenziale contagio, grazie ai comandi da remoto.

 



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