22 settembre 2020

Castelfranco

Turista danneggia la statua del Canova per un selfie: "Difficile definire il danno"

Indagini in corso per l'episodio di vandalismo di ieri ai danni della statua di Paolina Bonaparte:il cerchio si stringe

| Maria Elena Tonin |

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| Maria Elena Tonin |

Turista danneggia la statua del Canova per un selfie:

Possagno - Le dita tranciate di Paolina Bonaparte hanno fatto il giro d'Italia, se non oltrepassato le frontiere. La notizia è di quelle che smuovono reazioni, peraltro unanimi di condanna, e fanno discutere. Il danno alla statua in gesso di Paolina Bonaparte nelle vesti di Venere Vincitrice conservato nella Gypsoteca di Possagno, è avvenuto intorno alle 12.30 della giornata di ieri. L'autore del grave gesto, si è poi allontanato frettolosamente, senza segnalare quanto successo e facendo perdere le proprie tracce. Almeno per il momento: in realtà il cerchio si sta stringendo.

L'allarme è stato dato dopo pochi minuti dalla guardiania del museo, che, in ricognizione, si è subito resa conto di quanto era successo pochi minuti prima e ha dichiarato la situazione di emergenza, allertando le forze dell'ordine. Le due dita e i frammenti sono stati subito messi in sicurezza e, oltre ai carabinieri di Pieve del Grappa, è stata avvisata anche la Soprintendenza e la ditta che aveva curato il precedente restauro del gesso, la Passarella Restauri di Campodarsego, che ha effettuato un immediato sopralluogo per pianificare l'intervento di riparazione. "Difficile adesso definire l'importo del danno" sottolinea Moira Mascotto, neo direttrice del Museo, in carica da pochi giorni "ma a prescindere dall'entità monetaria del restauro, grande o piccola che sia, rimane un comportamento inaccettabile e doppiamente irresponsabile, sia per il gesto in sè, del tutto  ingiustificato che svuota l'arte del suo senso, sia per l'incapacità di assumersi le proprie responsabilità, a danno avvenuto."

Il turista, una volta realizzato quanto successo, si è allontanato in tutta fretta, facendo perdere le sue tracce. Amareggiata, Mascotto sottolinea come quanti collaborano a tutte le attività della Gypsoteca, abbiano cura ad inizio di ogni sessione, di avvisare, individui o gruppi, della fragilità di un museo come la Gypsoteca. "E' un luogo da proteggere per definizione: è una Gypsoteca, contiene i gessi, le impronte di tutto quello che è stato poi il Canova e i gessi sono fragili. Tutto il personale è sempre stato chiaro sulle regole da seguire. Ci troviamo tra le mani un'eredità delicata, da consegnare alle generazioni future come noi l'abbiamo trovata e in questa direzione ci siamo sempre adoperati, fino ad oggi."

Un museo open space, senza cordicelle spaziatrici, senza plexiglas: "Il posizionamento delle statue, fu voluto dal suo fondatore, il fratellastro del Canova, Giovanni Battista Sartori, che voleva ricreare a Possagno, la stessa atmosfera dello studio del Canova a Roma, dove i visitatori potevano girare liberamente tra le decine di opere d'arte" spiega Giancarlo Cunial  di Possagno "forse il divieto di far foto (deciso però quasi due anni fa, ormai) era anche per evitare che le persone si sedessero sulle statue." 

 

Un museo senza barriere, vicino alle persone, che richiama quasi 50mila visitatori all'anno. La notizia dello sfregio data sui social, ha avuto oltre 2000 reazioni e centinaia di commenti in poche ore, così come il profilo del presidente della Fondazione Canova, Vittorio Sgarbi, che per primo ieri aveva fatto la segnalazione. L'opera  venne commissionata al Canova nel 1804, come regalo di nozze, dal marito di Paolina, il principe Camillo Borghese ed è al museo canoviano dal 1829. Solo nel 2004, la Fondazione era riuscita a restaurare il gesso pesantemente danneggiato dal bombardamento di Possagno del 1917.  

 

 


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Maria Elena Tonin

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