27 ottobre 2021

Esteri

Tunisia, deputato eletto in Italia: "Rischiavamo guerra civile"

Majdi Karbai (Corrente democratica): "Democrazia malata, al presidente chiediamo roadmap"

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Tunisia, deputato eletto in Italia:

TUNISIA - La Tunisia "rischiava una guerra civile", la gente "non ne può più" e "quello che quello che ha fatto il presidente Kais Saied si doveva fare, altrimenti chissà dove saremmo andati a finire". Parla così Majdi Karbai, deputato tunisino eletto alle elezioni politiche del 2019 con la Corrente democratica in rappresentanza dei suoi connazionali in Italia. Il suo partito "non ha mai dato la fiducia" al governo del premier destituito Hichem Mechichi e a Saied chiede "una roadmap" per il futuro "nel rispetto della Costituzione". Sono passati quattro giorni da quando domenica scorsa Saied ha sospeso per 30 giorni i lavori del Parlamento, revocato l'immunità dei deputati e destituito il premier Hichem Mechichi. Karbai il 25 luglio era già in Italia.

 

Parla delle manifestazioni di quel giorno come espressione di "disagio e rabbia per una democrazia malata, piena di anomalie, per una democrazia finta, che zoppica" e ad Aki - Adnkronos International dice che "sarebbero potute continuare", che si "sarebbe potuti arrivare fino a vedere sedi di partiti e istituzioni dello Stato date alle fiamme". "Rischiavamo la guerra civile", afferma, spiegando che il suo partito non è comunque "pienamente favorevole" alle decisioni di Saied. "Va bene dichiarare guerra ai corrotti, alle manovre illecite, va bene puntare alla stabilità del Paese, impegnarsi nella lotta alla pandemia di Covid-19 e accelerare la campagna vaccinale - osserva Karbai che è arrivato in Italia nel 2009 e che qui si è laureato - ma le decisioni del presidente non devono andare a incidere sulle libertà, sulla democrazia, non devono uscire dal quadro della Costituzione". "Come partito siamo preoccupati", ammette. La fotografia della Tunisia di Karbai è quella di un Paese con un "sistema sanitario che sta crollando" a causa dell'aumento dei contagi da coronavirus, di un Paese piegato da una "crisi finanziaria, da una crisi economica, con un tasso altissimo di disoccupazione". E in questo contesto, denuncia, "c'era un governo mutilato", un esecutivo "che non ha mai ascoltato i rappresentanti del popolo", un "governo protetto dal suo entourage che ogni giorno ha violato la Costituzione".

 

Karbai non usa mezzi termini e continua il suo racconto parlando di una "crisi interna al Parlamento", di "un'Assemblea che non funzionava, in cui non si dibatteva dei problemi dei giovani, dei migranti, della gente che non ce la fa più". Denuncia una "democrazia basata su compromessi tra partiti e politici corrotti", parla di "tanti parlamentari indagati e di tanti uomini d'affari corrotti, di tanti politici che si considerano al di sopra della legge, di una banda di politici che hanno sequestrato lo Stato e gli organi del potere giudiziario e legislativo, di una democrazia basata su compromessi meschini che non prendono in considerazione le richieste del popolo e dei giovani". "E' - incalza - una minaccia per la sicurezza dello stato, alla pace sociale". Questo, rileva, "ha costretto il presidente ad attivare l'articolo 80 della Costituzione", ma "come poi venga rispettato o meno è un'altra storia". "Aspettiamo di vedere cosa deciderà nei prossimi giorni, chi sarà il nuovo premier che verrà nominato da Saied e se dopo 30 giorni il Parlamento tornerà ad avere e ad esercitare il suo ruolo", continua, insistendo sui "diritti umani", sul "rispetto delle libertà", sul quadro economico "molto critico" e sulla necessità di dare una "stabilità politica" al Paese. La certezza, conclude, è che "dopo il 14 gennaio 2011", quando Ben Ali lasciò la Tunisia nel mezzo della Rivoluzione dei Gelsomini, "il popolo aveva sperato in un cambiamento della situazione, mentre adesso è peggio di prima".

 



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