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30 novembre 2021

Nord-Est

A tu per tu con Flavio Tosi

Il candidato alla presidenza del Veneto risponde ai quesiti di OggiTreviso

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

A tu per tu con Flavio Tosi

VENEZIA - E’ nato a Verona nel 1969 Flavio Tosi. Sindaco della sua città natale da otto anni, da tempo inennarabile è apparso nella nomenclatura di vertice della Lega Nord (di cui è stato segretario). Negli ultimi mesi però i suoi rapporti con quello che ormai è il “partito di Salvini” si sono fatti così tesi, che Tosi (il gioco di parole non è proprio voluto) è stato estromesso dalla Lega. Uno dei motivi della scissione è da ascrivere alla Fondazione “Ricostruiamo il paese” che Tosi ha avviato nel 2013, che in Italia conta 54 sedi (denominate “fari”) e che era nata con l’obiettivo di coalizzare il centro destra.

Personaggio avvezzo ad apparire sulla cronaca per dichiarazioni discutibili e discusse (“…pensare che i gay siano malati è un’opinione legittima”, aveva detto Tosi alla solita Zanzara), il sindaco di Verona è stato al centro di una lunga vicenda giudiziaria per aver violato la legge Mancino sulla tutela di minoranze come Rom e Sinti: Tosi e altri nel 2001 avevano infatti inscenato una protesta-petizione dal titolo: “Firma anche tu per mandare via gli zingari dalla nostra città”.

 

Otto domande per otto risposte.

1.Se dovesse descriversi in poche parole, o ricorrendo a una similitudine, che cosa direbbe di sé?

Sono una persona abituata a lavorare molto, con ritmi elevati e a dormire pochissimo. Adoro fare politica al servizio dei cittadini e, nei ruoli da pubblico amministratore, ho sempre cercato il massimo impegno e la massima trasparenza e concretezza.

2. Il suo difetto conclamato, e la qualità di cui va fiero/a.

Vado fiero di essere una persona volitiva, talvolta caparbia, quindi quando decido di perseguire un obiettivo mi batto fino alla fine per portarlo a termine. Queste due caratteristiche talvolta rappresentano anche i miei più grandi difetti.

3. La motivazione principale che l’ha spinta ad accettare la candidatura?

In realtà fino a qualche settimana fa non si sarebbe posto il problema della mia candidatura. Essa è arrivata dopo la mia espulsione dalla Lega, ad opera di Matteo Salvini. Allora si è deciso di valorizzare la capacità dimostrata in otto anni alla guida della città di Verona: io credo di aver dimostrato di saper governare bene, dando risposte ai cittadini pur nella scarsità di risorse a disposizione.

4. Che voto darebbe all’amministrazione Zaia?

Al Governatore Zaia darei un voto non sufficiente rispetto alla capacità di decidere. Questo riguarda sia l’ospedale di Padova che la cittadella della salute di Treviso, per cui non si sa se mai partiranno i lavori. Così anche per il caso delle grandi navi a Venezia: una priorità che potrebbe far esasperare gli armatori con questo continuo dibattito inutile e vuoto.

5. Se perdesse, quale tra gli altri candidati vorrebbe a capo della Regione?

Non corro per perdere. Fortunatamente le volte che mi sono candidato alle elezioni ho vinto quindi non mi pongo il problema.

6. Le prime tre cose da fare per il Veneto.

La sburocratizzazione, perché la macchina amministrativa della Regione è ancora troppo pesante. In secondo luogo sbloccare le grandi opere perché il Veneto ha bisogno di infrastrutture e di sviluppo e anche perché le grandi opere pubbliche portano lavoro. L’altra questione è attivare la procedura perché le tre regioni nel nord est (Trentino Alto Adige, Friuli e Veneto ) possano fondersi per garantire una maggiore autonomia alla nostra regione.

7. Vitalizi sì o no?

I vitalizi sono già stati aboliti dalla regione Veneto.

8. Una parola, un motto, un appello da rivelare in un orecchio agli elettori.

Scelgano liberamente il candidato che ritengono abbia dimostrato negli anni la capacità di decidere di fronte alle difficoltà e di mettere in atto le decisioni.

 



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Emanuela Da Ros

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