21 aprile 2021

Treviso

A Treviso uno su tre rinuncia a controlli e prevenzione. Per paura del Covid

Il nove per cento dei trevigiani lamenta anche problemi economici e valuta di ricorrere a prestazioni mediche meno costose.

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Sala operatoria

TREVISO - Non di solo Covid soffre (e purtroppo muore) l’uomo. L’epidemia da Coronavirus, che con la seconda ondata raggiunge nel Veneto percentuali di contagio elevatissime, non blocca l’insorgere di altre patologie, non meno gravi, che viceversa continuano a diffondersi, soprattutto in mancanza esami clinici e accertamenti specialistici tempestivi, ma soprattutto abdicando alla prevenzione. Una ricerca, molto eloquente al riguardo, realizzata dall’Osservatorio Sanità di UniSalute con Nextplora, ha rilevato che quest’anno il trentaquattro per cento dei trevigiani ha annullato, o comunque ridotto a quelle indispensabili, le visite mediche programmate.

Vero è che tanti preferiscono stare alla larga da ospedali e ambulatori, ricettacoli del virus; eppure rinunciare a visite non solo di routine comporta de rischi dal costo altissimo. A Treviso un cittadino su tre ha disdetto appuntamenti e screening: per il sedici per cento degli interessati il motivo è sempre quello dovuto al timore di contrarre il virus frequentando ambienti che si reputano – a torto o a ragione, vallo a sapere – saturi di contagio. La diffidenza pare essere riservata alle strutture pubbliche se è vero quanto ancora rileva l’inchiesta che il venticinque per cento intende recuperare le visite di controllo in quelle private.

Non irrilevante da considerare poi la propensione dei trevigiani, ma non solo, di continuare ad astenersi anche nel nuovo anno: solo visite essenziali, dichiara un trevigiano su tre; a fronte di un trentanove per cento che invece alla routine medica non rinuncerà. Recuperare le visite andate deserte non sarà affatto semplice e potrebbe anzi mandare in tilt il sistema sanitario, dovendo evadere richieste in numero di molto superiore all’ordinario. Nella rilevazione si legge quindi che “un quarto (25%) dichiara che si affiderà alle strutture private per recuperare visite e controlli arretrati; una scelta che per il 50% dei casi è determinata dalla ricerca di tempi di attesa più brevi”.

C’è però un’altra ragione che induce molti anche a Treviso, in questo 2020 pandemico, a non sottoporsi alle visite mediche: la questione dei costi. Il 9% del campione afferma che farà meno visite perché non può permettersele: “Un trevigiano su cinque (20%) ha avvertito un incremento dei costi delle prestazioni mediche sia nelle strutture pubbliche che in quelle private. Due trevigiani su cinque (43%) vedono nelle assicurazioni sanitarie il mezzo più adatto per ottenere servizi medici al giusto prezzo; mentre il 44% cita le iniziative di screening pubblico gratuito e il 28% prende in considerazione altri servizi in grado di garantire prestazioni mediche a costi minori”. Insomma c’è una questione “sociale” che avanza.

 


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Roberto Grigoletto

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