26 ottobre 2021

Treviso

Treviso, una "casa rosa" per le donne vittime di violenza domestica

Nell'ultimo anno 335 donne hanno chiesto aiuto a Telefono Rosa Treviso: "Ci telefonavano quando uscivano per fare la spesa"

| Isabella Loschi |

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| Isabella Loschi |

violenza domestica

TREVISO - “Sei grassa, sei brutta, mi fai fare brutta figura, la cena non è mai pronta, non vali niente”. Sono le frasi, difficili anche solo da scrivere, che si sono sentite dire molte donne trevigiane ricorse al Telefono Rosa di Treviso per chieder aiuto. E’ la violenza psicologica, oggi in aumento rispetto a 15 anni fa, come conferma l’associazione Telefono Rosa, che ora viene riconosciuta.

Nel 2020, l’emergenza sanitaria e le misure restrittive sono spesso state una trappola per molte donne costrette in casa con un partner violento e senza possibilità di essere “protette”.

Su 335 chiamate giunte al telefono Rosa nel 2020, 189 donne sono state prese in carico; di queste 67 hanno fatto denuncia contro il compagno o il marito, in aumento rispetto all’anno precedente quando le prese in carico erano state 175. Fortunatamente associazioni come Telefono Rosa Treviso, con le 15 volontarie attive e 6 professioni, hanno continuato l’attività anche se a distanza per seguire le donne che facevano richiesta di aiuto attraverso lo 0422 583022.

Abbiamo attivato il trasferimento di chiamata mettendoci a disposizione 24 ore su 24 anche sabato e domenica-  racconta Rita Giannetti Psicologa e Presidente della sezione trevigiana dell’associazione - Le maggiori difficoltà le donne le hanno avute perché i mariti lavoravano a casa in smart working. Ci telefonavano quando andavano al supermercato, quando uscivano per fare la spesa.

Nei casi più gravi, quanto la donna aveva necessità di essere allontanata immediatamente da casa abbiamo fornito loro un appartamento a Treviso che un'imprenditrice, che opera nel settore dei bed and breakfast, ha messo a disposizione del Telefono Rosa. Non è da considerarsi una “casa rifugio”, perché non ne ha le caratteristiche, ma una opportunità che possiamo mettere a disposizione per situazioni di emergenza come quelle avute durante il lockdown”.

Dall’aprile dello scorso anno, sono state già tre le donne ospitate nella “casa rosa”: in questo appartamento vengono ospitate donne che sono costrette ad uscire immediatamente dall'ambiente familiare per evitare il peggio; donne che non hanno lavoro, non hanno l’indipendenza economica e soprattutto non hanno la cerchia familiare e amicale dove poter trovare rifugio temporaneamente. Hanno bisogno non solo di un alloggio, ma anche del necessario per vivere.

Proprio per dare aiuto a queste donne, il presidio ospedaliero “Giovanni XXIII” di Monastier anche quest'anno, in occasione dell’8 marzo, ha rinnovato il sostegno al Telefono Rosa donando mille euro per l'acquisto di voucher alimentari per sostenere proprio queste donne.

 


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Isabella Loschi

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