26 settembre 2021

Treviso

Treviso: "Lo storico bar Biffi torni a vivere"

Il Comune sta valutando la possibilità di restaurare l insegna simbolo sotto la Loggia

| Isabella Loschi |

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Biffi Treviso

TREVISO - Tempio dei panini con la porchetta, dei tramezzini alle acciughe e di un’ombra di vino prima di pranzo. Centro delle “ciaccole” trevigiane punto di ritrovo dei personaggi della piazza di un tempo.

Lo storico bar “Biffi” sotto la Loggia dei Trecento a Treviso, è stato per lunghi anni punto di riferimento della piazza. Poi la luce a neon dell’insegna si è spenta, il locale ha chiuso i battenti. Era il 27 ottobre del 2011. Da allora i locali sono rimasti vuoti, l’insegna buia.

In questi giorni sui social, sulla pagina Facebook “Passeggiando per Treviso- Posti e volti della città da amare”, complice una delle belle foto del centro storico che riempiono la pagina, si è tornato a chiedere all’amministrazione di intervenire per non lasciare quel luogo “simbolo” ancora spento.

A proporre una raccolta firme tra i trevigiani per far tornare a vivere il “Biffi” è Domenico Basso, ex direttore di Antenna Tre e curatore della pagina social. “Il Biffi è ancora chiuso. Un buco nero nel cuore di Treviso. È giusto secondo voi non fare nulla?”.

A rispondere il presidente del consiglio di Treviso, Giancarlo Iannicelli: “Certo il Biffi rappresenta un pezzo di storia importante della vita sociale di Treviso e soprattutto per noi di una “certa età”. Da qualche anno - spiega - dopo il fallimento dell’ultima gestione dello storico locale, è stato acquisito dal Beltrame (altro storico locale della piazza). Il proprietario più volte sollecitato dal sindaco Conte, e non solo, ha ribadito la volontà, legittima, di lasciare chiusi i locali del vecchio Biffi”. “Il resto - continua Iannicelli - sono solo aspettative sentimentali, ma vista la realtà, di non facile realizzazione. Di concerto con il sindaco Conte, stiamo vedendo la possibilità, almeno di restaurare la storica insegna, simbolo di un luogo che custodisce i ricordi di tanti trevigiani”.

 


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Isabella Loschi

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