03 giugno 2020

Treviso

TREVISO STA TRASLOCANDO. FUORI LE MURA

Non è più la città dei servizi e degli uffici. Il centro ora è l’Appiani

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TREVISO STA TRASLOCANDO. FUORI LE MURA

di Sergio Zanellato

O i trevigiani sono diventati ciechi, e non mi pare proprio, oppure sono diventati piano piano vittime del loro stesso credo: “Mi non vae a combatar”. Il detto e ridetto è così oggi è diventato una vera e propria filosofia di vita.

Treviso sta morendo sotto i loro occhi. Il decesso sta avvenendo per soffocamento. L’intervento chirurgico è pienamente riuscito, ma il paziente è mancato. La Treviso2, come dice il numero, è diventata per una scelta calata dall’alto, il dopo Treviso 1: la Treviso, la città murata, lo spazio della storia e della gente, il così detto salotto buono della Marca, è ormai al momento dell’Estrema Unzione. Con la creazione della Cittadella dell’Appiani la Treviso città del Potere, non esiste più. Ha trasferito armi e bagagli nei gratacieli che svettano altissimi, concentrati, quasi a farsi coraggio fra i condomini di quella che fino a qualche settimana fa era solo il “fuori le mura”.

Gli Industriali sono ormai agli sgoccioli del trasloco; la Camera di Commercio, al di là delle legittime e pur ragionevoli lamentazioni dei dipendenti, la decisione l’ha presa: si potrà discutere sul quando ma non tanto sul se e sul si-no. Gli accordi ci sono, solo dettagli separano l’ufficialità dalle voci. E’ successo che hanno fatto tutto sotto il naso dei trevigiani, senza che nessun trevigiano alzasse una protesta e valutasse le conseguenze della scelta Dino De Poli – Lega (è alla guida della città da tanti di quei mandati che non può onestamente scaricare colpe su altri partiti).

E così Treviso, la bella, la città dipinta, la città murata, la città della Storia, la città giardino e delle acque, la Venezia della terraferma… è stata ridotta ad un qualcosa che è di difficile definizione. Partendo dal presupposto che la gente – siano professionisti, siano i servizi di supporto agli enti pubblici e non, trasferiti nella pur splendida Cittadella turrita di Dino De Poli – va dove porta il lavoro e se si sposta con uffici e abitazioni vuol dire che lascia l’ubicazione precedente, va da sé che gli studi professionali, gli esercizi pubblici, le residenze andranno ricercate (e si stanno ricercando) il più vicino possibile a quel fazzoletto di terra dove si concentrano Questura, Guardia di Finanza, Intendenza, Ufficio delle Entrate, Industriali, ecc. ecc. E poi sarà la volta della Prefettura che lascerà per forze di cose Piazza dei Signori. Fedeli nei secoli, resteranno in via Cornarotta solo i carabinieri. Simpaticissimi fin che volete, ma sono una piccola ed inefficace barriera al fuggi fuggi di persone e di vita che sta fluendo via da dentro le mura.

Ce l’hanno fatta sotto il naso. Colpe ne hanno anche gli organi di informazione: sono stati per lo più in silenzio. E’ stato così un silenzio colpevole. Ben pochi, non tutti hanno alzato la voce per avvisare i trevigiani di che cosa stava succedendo e quali sarebbero state le conseguenze. Anche se era il loro dovere. Guai disturbare il guidatore… Vecchio diktat ma sempre valido. Ora il destino di Treviso è irreparabile. E’ l’ora di scegliersi un altro futuro e in tempi brevi prima del peggio. In primis Treviso, città murata, non è più la città degli uffici, non è più la città dei servizi. Queste risposte ora vanno cercate lungo Viale Monte Grappa a qualche centinaio di metri fuori dalle mura, dove ai tanti enti pubblici di grande richiamo ha fatto seguito una misera attenzione ai parcheggi. Anzi, alcuni sono stati previstissimi: quelli a pagamento.

Lì a due passi, in via Verdi, c’è pure il Tribunale. Il baricentro della città si è di conseguenza spostato, pesantemente, debordando verso l’area Appiani: il prossimo asse residenziale importante diventerà così Viale Europa e quello spazio verde entro un paio d’anni cambierà “colore” di destinazione. Resta però insoluta la domanda delle domande: visto che non si è fatto niente per impedire questo violento cambio di destinazione della Treviso dentro le mura, cosa si farà per ridisegnare o individuare il suo nuovo destino?

Vogliamo che diventi città turistica? Città da cartolina? Da salotto, ma la gente dove è? Una città dormitorio? La città dei negozi: ma come calamitare gli acquirenti? Con una grande isola pedonale?

Perché De Poli e la Lega che è responsabile in solido di quanto è accaduto, non dicono ai trevigiani che cosa vogliono fare di una città sì ricca di storia ma che non può essere povera di futuro? Una risposta tardiva ma sicuramente un atto di dovuta onestà. In fondo in fondo è pur sempre una squallida logica di voti e preferenze elettorali.


 

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