30 ottobre 2020

Treviso

Treviso si candida a capitale del giornalismo investigativo

Dall'Ordine dei giornalisti oggi tante proposte interessanti tra le quali l'istituzione di un master in Giornalismo investigativo

| Roberto Grigoletto |

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Treviso si candida a capitale del giornalismo investigativo

Treviso - Va a finire che grazie alle serie televisive, tipo CSI (Crime Scene Investigation) il giornalista di nera e giudiziaria rischia di venire superato dalla “Signora in Giallo” o da "The Mentalist", tanto ne sa il lettore di tecniche di investigazione, indagini e ricostruzione della scena del crimine. Se n’è parlato stamattina a Treviso, al Palazzo dei Trecento, nell’ambito del Festival del Giallo in corso fino al 27 settembre.

“Giallo e giornalismo” si intitolava la sessione organizzata in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti del Veneto proprio per parlare di cronaca che si trasforma in spettacolo. E di come non mettere in fuga lettori di cronaca nera insoddisfatti da articoli non esaustivi, dal punto di vista “tecnico”, avendo acquisito competenze notevoli e comunque apprezzando pezzi in cui si mescola scienza e cronaca nera. Ecco allora l’idea lanciata stamattina e che sarà formalizzata nei prossimi giorni in proposta all’Ordine dei Giornalisti: l’istituzione di un master in Giornalismo investigativo e l’organizzazione di un Festival del Giornalismo giallo, a Treviso. Perché prima di mettersi a scrivere bisogna saperne quanto basta di medicina, di diritto e procedura penale, di sociologia e di psicologia.

Francesco Sidoti ha fondato all’Aquila persino un corso di laurea in Scienze investigative: “In Italia il giornalismo di inchiesta non ha una tradizione come nel mondo anglosassone, dove un cronista può indagare anche mesi su una notizia”. Da noi gli scandali sui quali si investiga – ha ricordato il prof. Sidoti – sono quelli che riguardano potere e interessi economici, a cominciare dalle banche. Ma un giornalismo di inchiesta e di denuncia è possibile – ha aggiunto Andrea Priante, professionista di “nera” – purché “si massimizzino gli aspetti scientifici, i documenti, le testimonianze con le necessarie verifiche”. Soprattutto l’inchiesta richiede tempo, tanto. E quando di un evento non si può parlare, si può sempre narrare: è sottile il confine tra giornalismo giudiziario e letteratura.

L’ha spiegato bene Riccardo di Palo, che è sia giornalista (“Il Messaggero”) che scrittore: “La cronaca nera e la giudiziaria sono fonti inesauribili di ispirazione di romanzi dei quali si predilige più la caratterizzazione dei personaggi e l’ambientazione che la trama in sé, come nella serie di Marco Malvaldi con i suoi “Delitti del BarLume”.

 



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