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06 febbraio 2023

Ciclismo

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Travolto e ucciso da un camion: è morto Davide Rebellin

Classe 1971, era pro dal 1992 e ha vinto diverse classiche. La tragedia è accaduta mentre si stava allenando

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Travolto e ucciso da un camion: è morto Davide Rebellin

VICENZA - Tragedia nella tarda mattinata di oggi, mercoledì 30 novembre, lungo la regionale 11 a Montebello Vicentino. Intorno alle 11:55, il ciclista prfessionista Davide Rebellin è stato investito da un camion. Il mezzo secondo le prime ricostruzioni stava uscendo dallo svincolo, e avrebbe proseguito poi il suo cammino.

Nonostante il tempestivo intervento del Suem, Rebellin è morto sul colpo. I carabinieri sono al lavoro per tentare di ricostruire le dinamiche dell’incidente e individuare il camionista, che potrebbe non essersi accorto di nulla.

Nato a San Bonifacio (Vr) il 9 agosto 1971, Davide Rebellin ha dimostrato sin dalle categorie giovanili di avere le caratteristiche giuste per essere un predestinato del pedale. A suon di risultati ha conquistato il passaggio al professionismo nel 1992.
In carriera ha vinto, tra le altre, una Liegi-Bastogne-Liegi, tre Freccia Vallone, una Amstel Gold Race, una Clasica di San Sebastian, una Tirreno-Adriatico, una Parigi-Nizza, tre Giro del Veneto, due Giro dell'Emilia e due Tre Valli Varesine. Nel 2021 entra a far parte della Work Service Marchiol Vega con il doppio ruolo di corridore e di guida degli atleti più giovani del team.Rebellin aveva ufficializzato il suo addio alle corse neanche un mese fa, in occasione della Veneto Classic. Azzurro n. 174 ai Mondiali di ciclismo, ha fatto il suo esordio nella rassegna iridata nel 1996 a Lugano. Nelle categorie cadette, sempre in Maglia azzurra, aveva lasciato il segno vincendo il titolo iridato da junior nella 70 km, nel 1989.

E' entrato nella storia del ciclismo italiano e mondiale con il fantastico tris di vittorie nel 2004 nello spazio di otto giorni: Amstel Gold Race, Freccia Vallone (poi conquistata altre due volte) e Liegi. "La scomparsa di Davide - ha commentato il presidente della FCI Cordiano Dagnoni - ci ferisce profondamente per ben due motivi. Prima di tutto perché una tragica notizia vede coinvolto ancora una volta un ciclista. Pur non conoscendo ancora bene le dinamiche dell'incidente, è evidente che ancora molto bisogna fare in questo Paese riguardo la cultura del rispetto. Ci tengo a sottolineare che il nostro sport vive sulla strada, soprattutto in occasione degli allenamenti. E' da tempo che la Federazione sollecita le Istituzioni ad intervenire con provvedimenti adeguati. Poi perché tocca un componente della nostra grande famiglia, che ci ha entusiasmato con le sue imprese e che ha corso nel gruppo fino ad un mese fa. La bicicletta era la sua vita, anche adesso che aveva deciso di smettere, ed è un destino beffardo quello che l'ha travolto. Il mio pensiero va, in questo momento, ai suoi cari, ai quali rivolgo un commosso abbraccio a nome mio personale, di tutto il CF, e della grande famiglia del ciclismo".

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