12 giugno 2021

Lavoro

TRA NON MOLTO LA RESA DEI CONTI?

Flessione del PIL, aumento del debito e monitoraggio CDL

| Claudio Bottos |

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| Claudio Bottos |

BILANCIO 2021

LAVORO -  Sono un ottimista ma anche realista abituato, per deformazione professionale, ad analizzare il passato, osservare il presente cercando di capire come potrebbe essere il futuro, leggendo numeri, previsioni e proiezioni basate su dati di una certa affidabilità. Nessuno può prevedere il futuro ma la lettura del forecast (termine inglese, usato spesso in economia, per definire una previsione a breve termine) sul PIL (prodotto interno lordo) e sul debito, sia come valore sia in rapporto al PIL del nostro paese, fa venire i brividi.

 

Certamente questa situazione è stata dettata da un problema imprevisto di nome “Covid-19” ma, guardando la situazione del PIL e debito pubblico a febbraio 2020, quando è iniziato il problema, dobbiamo dire, per verità, che sapevamo di non avere i conti in ordine. Nella speranza si faccia tesoro degli errori, dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che, se si hanno i conti in ordine, e questo vale per tutti, meglio si superano le difficoltà e gli eventuali imprevisti. Se si guardano i paesi e/o le aziende con un debito sostenibile, si capisce perché si possono più facilmente indebitare per piani di sviluppo e investimento necessari per far ripartire l’economia del paese e/o i profitti delle imprese.

 

Una semplice definizione di cos’è il PIL, come si calcola e a cosa serve, si può leggere qui e, giusto per ricordarlo, il PIL è il valore dei prodotti e servizi realizzati all'interno di uno Stato sovrano in un determinato arco di tempo (solitamente l’anno solare) ed è il risultato di un processo di scambio ovvero, dalla vendita di prodotti e servizi e, uno dei metodi utilizzati e più comprensibili, è quello chiamato "della Spesa" in quanto esamina il PIL dal punto di vista di chi acquista e paga un prezzo per il prodotto/servizio. Sostanzialmente è composto dai consumi (spesa delle famiglie in beni durevoli, beni di consumo e servizi), dagli investimenti (spesa delle imprese e delle famiglie in beni strumentali e immobili), dalla spesa pubblica (spesa dello Stato e amministrazioni pubbliche) e dalle esportazioni nette (differenza fra esportazioni e importazioni).

 

Se guardiamo i numeri, l’unione europea prevede, per l’Italia per il 2020, un calo del PIL di circa il 9,9%, mentre il governo nel documento programmatico di bilancio 2021, che si può leggere qui, il calo del PIL è previso al 9%, trasformato in valori assoluti significa che il Pil del 2019 pari a €uro 1.726 miliardi circa, nel 2020 sarà, in base alla stima del governo, di circa €uro 1.570 miliardi. Contemporaneamente il debito è previsto per il 2020 in aumento del 23,4%, con un valore che si aggira su circa 2.480 miliardi di euro, e il rapporto debito/PIL sale al 158%, il che significa che ogni 100 euro di PIL ci sono 158 euro di debito.

 

Leggendo i risultati del rapporto di monitoraggio sulla crisi da Covid-19 fatto sui Consulenti del Lavoro dalla Fondazione Studi, che si può leggere qui, emerge un quadro per il 2021, che mi fa dubitare si possano migliorare i conti pubblici nella misura prevista dal governo. I dati del monitoraggio presentano uno scenario critico per l’occupazione perché sono a rischio, anche per la fine del blocco dei licenziamenti, circa il 10% dei posti di lavoro delle PMI rispetto all’inizio del 2020 e, le prospettive per il lavoro autonomo prevedono un calo fino al 14% della base occupazionale.

 

In Italia ci sono circa 148.000 PMI (piccole e medie imprese) con oltre 4 milioni di occupati, il che significa che se viene perso il 10% della forza lavoro, agli attuali disoccupati, se ne devono aggiungere altri 400.000 circa. Nel nostro paese ci sono circa 5 milioni di lavoratori autonomi, il che significa che se diminuiscono del 14%, come ipotizzato dal monitoraggio della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, parliamo di altri circa 700.000 lavoratori che si andranno ad aggiungere ai 400.000 dipendenti delle PMI. Parliamo di un esercito di “senza lavoro” che si va ad aggiungere agli attuali disoccupati. Ovviamente a queste persone bisognerà dare una protezione economica, il che significa, almeno momentaneamente, aumentare il debito. Dal monitoraggio emerge che il 46,2% dei consulenti del lavoro prevede un ritorno ai fatturati precrisi delle PMI nel 2022, mentre il 17,2% nel 2023 e il 13.6% nel 2024 e oltre. Da questi dati si capisce che la strada, oltre che incerta è ancora lunga e molto ripida.

 

In questo momento con l’arrivo dei vaccini contro il Covid-19 stiamo vedendo, dal punto di vista sanitario, una luce in fondo al tunnel, mentre dal punto di vista economico, si preannunciano nubi nere e preoccupanti “da resa dei conti”. Abbiamo un’ultima carta da giocarci, e sono i 209 miliardi, di cui circa 70 a fondo perduto del Recovery Fund, ma dobbiamo fare dei piani di sviluppo e investimento seri e credibili, perché gli altri paesi non ci lasceranno scialacquare una parte dei loro denari. Il problema è l’insieme e l’intreccio delle attività e delle scelte, visto che a breve si dovrà presentare il piano all’UE (Recovery Plan), è in scadenza il blocco dei licenziamenti, sono da scrivere circa 176 decreti per attuare la manovra approvata, farcita di bonus e prebende. Speriamo arrivi un’alta pressione che allontani, anche se lentamente, le nubi della resa dei conti.

di Claudio Bottos (Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale)

 


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