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07 dicembre 2021

Treviso

Tifosi nelle piazze domenica sera: unire utile e dilettevole era possibile

A mente fredda si ragiona sul dopo-partita: perché non si è pensato a spazi aperti e parchi pubblici dove allestire i maxi schermi e far confluire i tifosi? Magari somministrando qualche tampone.

| Tommaso Colla |

| Tommaso Colla |

Tifosi in piazza Duomo a Treviso

TREVISO - Europei 2021. Il giorno dopo, passata la “sbornia” e l’euforia, si ragiona a mente fredda sul dopo-partita. Nessuno realisticamente si prefigurava uno scenario tanto diverso da quello che su tutte le piazze, anche della Marca, si è immediatamente materializzato dopo il calcio dell’ultimo rigore che ha consegnato la coppa e innalzato sul tetto d’Europa l’Italia, cinquantatré anni dopo la prima e unica volta. Prevedibili le feste e i rodei nelle piazze, che pure nessuno auspicava nelle settimane e nei giorni precedenti la finale ma che magari avrebbe potuto anche cercare di scongiurare, contenendo gli eccessi - che innegabilmente ci sono stati - e provando, con un esercizio di fantasia, a canalizzare per non dare adito più del dovuto alla Variante Delta.

Le premesse del resto erano state poste nella riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza riunitosi in Prefettura l’8 luglio con i rappresentanti dell’Amministrazione del capoluogo: “Si è concordato, di piena intesa con il Comune di Treviso, sulla inderogabile necessità di assicurare applicazione, in asse con le direttive in tal senso diramate dal Ministero dell'Interno, alle vigenti norme sul contenimento della pandemia da Covid-19 che dispongono la sospensione, anche nei territori classificati "Zona bianca", degli eventi che implicano assembramenti tanto in spazi chiusi quanto aperti. Si è pertanto convenuto che, in occasione di tale evento sportivo, il Comune sospenderà le autorizzazioni espresse o tacite ("Scia di intrattenimento"), comprese quelle già rilasciate, allo svolgimento di ogni forma di intrattenimento nelle aree esterne di bar, pub e simili esercizi. Si è inoltre concordato, sempre per la serata di domenica 11 luglio, uno straordinario potenziamento dell'attività di vigilanza nel capoluogo finalizzata a reprimere - prima, durante e dopo la partita - comportamenti in violazione delle disposizioni anti assembramento nei luoghi storicamente deputati al raduno della popolazione in occasione di festeggiamenti, nonché di quelle previste dal Codice della strada, soprattutto in tema di guida in stato di ebbrezza”.

Prefetto, Forze di polizia e Comune di Treviso avevano anche raccomandato ai cittadini e ai gestori di locali pubblici un comportamento ispirato al massimo senso civico, in considerazione della perdurante attualità della pandemia e, soprattutto, dei rischi sanitari legati alla diffusione delle varianti del virus. Raccomandazioni e sollecitazioni fatte pervenire, dalla Prefettura, anche a tutti gli altri Comuni della Marca. Tutto inutile, come si è visto a fine partita. Non solo a Treviso ma in tutta Italia. E già il Consiglio superiore di sanità, così come il ministero, si sono fatti sentire: le conseguenze di qui a un paio di settimane al massimo, con una risalita importante dei contagi. Il rischio è di bruciare il vantaggio del nostro Paese in termini di contenimento della epidemia.

Che cosa si sarebbe potuto prevedere di diverso allora? Quali misure di deterrenza e di controllo più efficaci?, "Col senno di poi” - dirà qualcuno (anzi lo diranno in molti). Eppure, senza che si dovesse per forza immaginare di introdurre per l’occasione “zone rosse” eccezionali, altre soluzioni non così impraticabili erano probabilmente a portata di mano, peraltro non politicamente impopolari. Parchi pubblici, spazi aperti (Villa Margherita per nominarne solo uno e del Comune capoluogo) dove allestire i maxi schermi, avrebbero potuto ospitare un numero di tifosi magari contingentato ma in sicurezza. Anzi avrebbe potuto pure rappresentare una buona opportunità per una somministrazione di tamponi che al fine del tracciamento male non avrebbe fatto, anzi proprio il contrario.

Solo un esempio, tra altri anche più consoni alla situazione, che i nostri amministratori avrebbero potuto individuare. Sindaci, presidente della Provincia e quello della Regione avrebbero però dovuto sedersi attorno a un tavolo, per tempo, con buona volontà e un po' di creatività (come quella che si usa in campagna elettorale) Forse una occasione è stata persa. Ad ogni buon conto sarebbe stato intellettualmente onesto non dichiarare, come qualche primo cittadino ha fatto, che è andato “tutto bene, madama la marchesa”. Tra un paio di settimane arriverà, puntuale e inesorabile, il conto.

 


| modificato il:

Tommaso Colla

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